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Katia Bassi, il profilo che mancherà nel mondo dell'automotive

La dipartita a soli 54 anni dell’ex direttore generale di Silk-Faw lascia un vuoto nel mondo dell'automotive

Katia Bassi, il profilo che mancherà nel mondo dell'automotive

Determinazione, passione e una carriera al femminile tutta incentrata in ambito automotive (ma non solo). Katia Bassi, ex direttore generale di Silk-Faw è mancata prematuramente all’età di 54 anni a causa di un tumore, come ha comunicato anche la stessa compagnia sino-americana, intenzionata ad espandere il proprio business anche in Emilia, patria mondiale dell’auto sportiva.

Katia Bassi, da Pavia arriva a Lamborghini, Ferrari e Aston Martin

Katia Bassi è nata a Pavia e successivamente cresciuta in quel di Locate di Triulzi, nella periferia di Milano. Si è laureata in Scienze Politiche e successivamente in Giurisprudenza, con un’ulteriore specializzazione in Digital Marketing and Analytics al MIT di Boston. Da lì un continuo movimento attraverso grandi aziende di spicco, quasi tutte incentrate nel mondo automotive. Il curriculum vanta infatti prestigiose esperienze tra Inter, NBA Italia, Swatch per poi passare anche da Ferrari e Aston Martin Lagonda. Nella recente carriera si segnala il quadriennio in Lamborghini dal 2017 al 2021, come Chief Marketing & Communication Officer e membro del board. Dal 2021 è entrata a far parte della Joint Venture sino-americana Silk-Faw con l’obiettivo di creare, assieme al finanziere Jonathan Krane, un polo emiliano per la produzione e la ricerca in ambito hypercar elettriche, rilanciando l’industria automotive 2.0 nella Motor Valley.

Era stata chiamata alla guida della Silk Sports car Company Srl dal settembre 2021, nonostante le evoluzioni del progetto avessero mostrato non pochi grattacapi fin dal giorno zero. Denunce dei dipendenti per i mancati pagamenti sullo stipendio, indagini per presunti illeciti e accuse lanciate da politica e sindacati, non devono aver sicuramente aiutato nella gestione della malattia. Un progetto complesso, ambizioso, frutto del suo stesso desiderio di investire sul know-how italiano, ma chiamato a dover far collaborare due entità poste all’antitesi, come Stati Uniti e Cina. Lei stessa rivelò al Carlino: “Ci credo, ce la faremo a portare una nuova realtà in Emilia. Andremo avanti”. A dimostrazione di quanto il progetto, in cui credeva ciecamente, l’avesse coinvolta personalmente.

Costretta a fare da parafulmine di un progetto rischioso e forse troppo audace fin dall’inizio, Katia non si è mai risparmiata e mai tirata indietro di fronte alle incessanti critiche delle autorità e delle istituzioni emiliane, per le mancate promesse della joint venture da lei rappresentata. Era tenace e determinata nel raggiungimento dei suoi obiettivi, senza risparmiare interviste e, come diremmo in gerco, mettendoci sempre la faccia, nonostante la malattia l’avesse ormai colpita da più di un anno. Forse una delle poche personalità trasparenti nell’intera nube che avvolge la grossa joint ventures Silk-Faw.

“Siamo stati fortunati ad aver vissuto la sua passione, il suo ottimismo e la sua competenza nel mondo automobilistico, che faranno sempre parte dell’azienda in futuro”, recita il comunicato divulgato dalla società. Katia era anche entrata a far parte delle 100 donne italiane di maggior successo secondo Forbes. Di cordoglio anche il comunicato giunto dal comune di Reggio Emilia. “Katia era una persona di doti umane rare, disponibile e autorevole al tempo stesso. Nei lunghi mesi di interlocuzione col nostro Comune, la sua è stata una figura fondamentale, a tratti insostituibile”.

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