Automotive

Mazda, viaggio all'interno della sua ultra centenaria storia

Facciamo un tuffo nella più che secolare storia di Mazda, il colosso giapponese capace di realizzare incantevoli vetture diffuse in tutto il mondo

La Mazda MX-5 prima generazione
La Mazda MX-5 prima generazione
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Per comprendere meglio l’importanza di un marchio automobilistico per nulla banale, bisogna affondare le mani nella sua ultra centenaria storia, passando attraverso alcune fondamentali tappe che hanno scandito la marcia di Mazda nel mercato internazionale delle quattro ruote. Il primo mattone viene posato a terra agli albori del 1920, quando il suo fondatore Toyo Kogyo, sceglie la città di Hiroshima come sede della sua industria. Contrariamente a quanto avviene oggi, la sua specializzazione è la produzione di surrogati del sughero, che ha poco a che fare con i mezzi di trasporto, che tuttavia entrano in scena appena dodici mesi dopo, diventando il core business dell'azienda. I primi veicoli sono dei motocarri a tre ruote che si diffondono rapidamente in tutto il Sol Levante, diventando fondamentali per la crescita e lo sviluppo economico della nazione intera. Inevitabilmente, il destino di Mazda è legato con filo diretto a uno degli eventi più tragici del ‘900: lo sgancio della bomba atomica sulla città di Hiroshima, il 6 agosto del 1945. Gli stabilimenti di Mazda, però, non vengono colpiti direttamente dall’esplosione, grazie alla loro ubicazione vicina al Monte Hijiyama, che con le sue larghe spalle protegge le strutture con conseguenze non del tutto disastrose. Ciò ha permesso che nella fase più critica del post apocalisse, le fabbriche fungessero da rifugio per gli sfollati e da centro di assistenza per i bisognosi. Dopo quattro mesi dalla catastrofe, la produzione degli autocarri riprende a pieno regime, rivelandosi strumento essenziale per la rinascita di una città devastata e per un Paese in ginocchio, con una risurrezione degna dell’Araba Fenice.

La prima auto di Mazda

Nel 1960 arriva in commercio la prima automobile ufficiale di Mazda, la piccola R360 Coupè, una vettura da 356 cc di cilindrata e appena 16 CV di potenza. Fa parte della strana categoria, tanto in voga in Asia, delle kei car, delle funzionali microvetture a buon prezzo che hanno il pregio di mettere le ruote a un’intera nazione. Perché scegliere una moto, quando si può optare per una piccola automobile operosa e onesta, che nonostante le dimensioni compatte riesce a portare in giro almeno quattro persone. Da quella fragorosa scintilla, la produzione di automobili di Mazda ha seguito una naturale evoluzione, che l'ha spinta a divenire uno dei nomi pilastro di tutta l'industria giapponese e un brand capace di solcare sentieri lontani dalla madre patria, distinguendosi per stile e personalità. In gran parte la storia di Mazda è segnata dall'uso del motore rotativo sviluppato dall’ingegner tedesco Wankel, che ha lasciato il segno con una serie di propulsori che hanno dato la spinta verso i successi commerciali e sportivi di tutta l'azienda di Hiroshima, contribuendo alla formazione di un mito vero e proprio. Negli ultimi sessant'anni, dopo la R360, hanno solcato le strade di tutto il mondo dei modelli speciali con l'effige di Mazda: la Luce, la Cosmo Sport 110S, la RX-3, la RX-4, la 929, la dinastia di RX-7 e la mitica MX-5, che ancora adesso fa stragi di cuori.

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Mazda R360

Le perle da non dimenticare

La Mazda Cosmo Sport è una coupé dissacrante e innovativa, che, appena entra in produzione nella seconda metà degli anni '60, ha l’imperativo di stupire, perché nessuno può restare impassibile al cospetto di un guizzo tecnologico. Per lei la casa fondata da Kogyo sceglie il motore rotativo elaborato dall’inventore tedesco Felix Heinrich Wankel, perfetto per stuzzicare la fantasia di chi bazzica nel mercato delle coupé sportive. Inoltre, questo efficace propulsore è il traino per alimentare l’appeal di un brand che si gioca quasi tutto sulle prestazioni. L'avvenristica unità all'apparenza piccola (998 cc) sviluppa però 110 CV e si rivela eccezzionale nello spingere la Cosmo Sport a velocità folli per gli anni '60. Lei può vantarsi di essere la prima della dinastia Wankel di Mazda.

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Mazda Cosmo Sport

Un'altra regina del brand nipponico è la Luce R130 del 1966, che a sua volta si affida al motore del brillante ingegnere teutonico. Stilisticamente il richiamo alle Lancia e alle Alfa Romeo dell’epoca è abbastanza evidente, anche perché ha un design dalla firma italiana (di Bertone) che funziona e abbaglia al primo sguardo. A muovere le ruote anteriori troviamo un 1.300 cc da ben 126 cavalli di potenza, che permette di avere delle prestazioni, e - soprattutto - delle emozioni degne di rispetto per l’epoca di riferimento. Negli '70 anche la Mazda si fa sedurre dal fascino delle muscle car americane, così produce la 929 , un coupè che sotto al cofano nasconde un motore 1.8 da 83 CV. È vero, il paragone con le furiose belve a stelle e strisce è valido per una parentesi esclusivamente stilistica, perché seduti al suo volante ci si trova al cospetto di un’auto più devota al comfort che alle prestazioni.

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Mazda Luce

Il Museo Frey, baluardo europeo di Mazda

Nel cuore della Baviera, nella pittoresca città di Augsburg, c'è un avamposto sorprendente per ricchezza e varietà di Mazda al suo interno: la grande collezione Frey, collocata in un’affascinante area industriale di fine 1800, che viene custodita con religiosa cura. L’idea di realizzare un tempio per le carismatiche auto del Sol Levante scaturisce dalla mente di Walter Frey, capostipite dell'omonima famiglia, che a ventiquattro anni lega il suo nome a Mazda aprendo un concessionario con le sue vetture. Dato l’amore e la passione immensa per questo brand, trasmessa anche ai figli Joachim e Markus, viene intrapresa la decisione di destinare uno spazio apposito ai gioielli della produzione centenaria di Mazda, con un museo aperto al pubblico. La casa giapponese non rimane indifferente a questo voto di candido amore, così decide di dare il suo apporto in maniera ufficiale, contribuendo a rendere ancora più incantevole e speciale questo paradiso automobilistico. Al suo interno si possono ammirare esemplari che vanno dagli albori della produzione, quindi dal motocarro a tre ruote GB del 1950 alla R360 del 1962, fino alle più recenti creazioni, passando inevitabilmente per la Cosmo Sport 110 del 1968, la Chantez del 1972, la Familia 1000 del 1966, la 929, e altri modelli altrettanto singolari e unici.

Ad esempio, soltanto qui si possono scovare la Pathfinder XV1 del 1972 (prodotta in Myanmar, oggi Birmania) o un autobus da 26 posti, più unico che raro. La passione non ha confini, a volte richiede dei sacrifici o dei salti nel vuoto, ma spesso viene ripagata come ci insegna il romantico esempio della famiglia Frey.

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Museo Frey di Augsburg (Germania)

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