Autonomia gestionale e pianificazione per affrontare la crisi

«Stiamo vivendo l'evidenza della insostenibilità di un sistema di fare finanza e business che ha dominato l'economia dalla seconda metà degli anni '90».
È convinta di questo Antonella Simone, partner Adz Morison, curatrice e moderatrice del Forum sul Credit Management della Scuola di Formazione Ipsoa. Alla studiosa abbiamo chiesto sia di esporci il suo punto di vista sulle cause dell'attuale terremoto economico, sia di spiegarci con quali strumenti le aziende possono trasformare questo momento di difficoltà in un'occasione di rinnovamento e rilancio.
«Credo che il primo passo decisivo - esordisce Antonella Simone - sia quello di prendere coscienza della reale situazione e, con la massima consapevolezza possibile, analizzare lo scenario per adottare le soluzioni più lucide. Tutti attribuiscono il default del sistema al default dei mutui subprime. Se devo fare un'analisi a ritroso alla radice del problema, il vero punto cruciale è la presunzione che anima chi studia le soluzioni finanziarie. Quei prodotti basavano tutta la loro struttura sulle stime sull'andamento del mercato immobiliare e, quando la stima si è rivelata sbagliata, la soluzione è stata ben peggiore. Se si continua a presumere di poter tenere sotto controllo un numero finito di variabili, e sulla base di quelle adottare le soluzioni continueremo a fare buchi nell'acqua. Il mondo è cambiato a una velocità impressionante. La sfida oggi non è vedere mondi nuovi, ma i mondi vecchi con occhi nuovi».
La finanza ha fallito, ma l'economia reale ha fatto meglio? «Molte aziende - risponde la moderatrice del Forum sul Credit Management - hanno seguito la cultura della finanza, puntando a gonfiare i numeri di conto economico con fatturati che non si trasformavano in vendite effettive. Grazie ai volumi di fatturato hanno ottenuto fidi in banca, scontato effetti e le società quotate hanno lucrato in borsa. Ancora una volta si è presunto di tenere sotto controllo la variabile credito che, come vediamo oggi, risponde a stimoli speculativi internazionali non governabili localmente. Se un'azienda è nata con lo scopo di creare valore e perdurare nel tempo, deve curare innanzitutto la sostenibilità del suo ciclo attivo. L'autofinanziamento del ciclo attivo è condizione indispensabile e inderogabile. La selezione della clientela sulla base della solvibilità, i fidi aziendali e un processo interno aziendale di governo del cash flow operativo sono momenti del tutto fisiologici al fare impresa. In Italia, come nel mondo, ci sono ancora molte aziende floride, con conti in ordine e grandi possibilità. Il punto è la definizione di “mercato di riferimento”. Le opportunità anche, e direi soprattutto, per le piccole imprese artigiane italiane vengono proprio dalla clientela internazionale. Non possiamo continuare a ignorare il nuovo assetto geografico definito da Internet».
Le banche rivolgono la loro attenzione all'Europa e all'esigenza della tenuta dell'euro e di Basilea 2 e 3, pertanto sono ingessate.
«Le imprese - conclude Antonella Simone- non possono pensare di ripartire con l'aiuto delle banche, ma devono riconquistare autonomia gestionale - poiché sono finiti i tempi di alta leva finanziaria e bassa capitalizzazione - e imparare a utilizzare bene l'innovazione. Innovare davvero significa razionalizzare i costi. L'utilizzo intelligente degli strumenti di gestione aziendale riduce inefficienze e costi evitabili. Se le stime sul fatturato non possono essere ottimistiche, se il taglio dei costi non consente l'investimento e la crescita, allora bisogna analizzare i costi e rivedere il processo di generazione degli stessi, ottimizzandoli e passando dalla politica del mero controllo a quella della pianificazione finanziaria e operativa. Le crisi possono offrire grandi chance di investimento e sviluppo, se solo si conosce. Per conoscere bisogna informarsi, verificare e revisionare. L'incompetenza genera fallimento. La conoscenza il successo».

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