Dobbiamo confessarlo. Siamo molto preoccupati per l'Iran. Se davvero siamo alle ore finali per il regime di Ali Khamenei, immaginiamo il nuovo dramma della sinistra occidentale. Dopo l'outfit da ProPal non fai a tempo a rifarti quello da ProMad che già devi cambiarlo in ProAlì! C'è da piangere. Ma cosa vuoi: dagli orfani di Sinwar alle vedove di Khamenei è un attimo.
La sinistra democratica, antifascista e antioccidentale deve sempre stare nell'emisfero geopolitico sbagliato della Storia.
E così al cucuzzaroCrea del progressismo medio riflessivo tocca riaggiornare la protesta.
Prontuario ad uso del supporter di Khamenei.
Mattina: sveglia presto, ore 12-12.30, per le assemblee. Nel profilo social, alla bandiera palestinese e venezuelana aggiungere quella iraniana (è facile: tricolore anche quella). Sostituire la kefiah con l'ammameh se maschi, con lo hijab se femmine (anche il niqab va bene). Portare su le spranghe dal garage. Ore 14: brunch da Guidobaldo Maria. Pomeriggio: sull'auto, via l'adesivo FREE PALESTINE, è l'ora di FREE IRAN; cercare su Google «Partito Comunista Tudeh»; rivalutare il colonialismo arabo; pensare al merchandising, chessò una spilla tipo quella che va a ruba contro la Venezi. Sera: light dinner all'Armani Bamboo. Guardare Otto e mezzo. Nanna.
Ah, bisognerà anche riposizionare il giudizio sui troppi rave nel Paese.
Una cosa che invece non si deve cambiare sono i tappeti. Quelli persiani, in casa, ci sono già.