Per la terza volta consecutiva la tradizionale conferenza stampa di fine anno della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è tenuta nei primi giorni di gennaio. L'Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati ha ospitato il consueto evento annuale organizzato dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti in collaborazione con l'Associazione della stampa parlamentare e i temi affrontati dal capo del governo italiano in ben tre lunghe ore di conversazione sono stati tantissimi: dalla politica estera, stanti soprattutto il blitz ordinato da Donald Trump in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro e le mire del presidente Usa sulla Groenlandia, passando per l'economia, l'Europa e le riforme costituzionali.
Per quanto riguarda i temi politici più strettamente italiani Meloni snocciola i risultati ottenuti nel capitolo sicurezza, ricordando come il suo esecutivo abbia "lavorato moltissimo sulla materia della sicurezza in questi tre anni" e ritenendo che "questo debba essere l'anno in cui si cambia passo. Su questa materia della sicurezza si fa ancora di più, però voglio anche rivendicare che ci abbiamo lavorato molto". "Sono moltissime le iniziative che abbiamo varato - ha ricordato ancora Meloni - come i 30mila assunti tra le forze ordine, lo sblocco di investimenti fermi da molto tempo, il decreto sicurezza molto contestato dalle opposizioni che ora rivendicano sicurezza, la lotta alla mafia con 120 latitanti catturati, il lavoro fatto su Caivano". Tra i provvedimenti ora allo studio c'è anche quello sulle "baby gang", ha aggiunto Meloni secondo cui "alcuni di questi provvedimenti cominciano a dare risultati: nei primi 10 mesi del 2025 i reati sono calati del 3,5%".
Da questo punto di vista, inoltre, Meloni auspica che governo, forze di polizia e magistratura lavorino "tutti nella stessa direzione", anche se recentemente non è capitato. Citando infatti il caso dell'imam di Torino, la leader di Fratelli d'Italia ha affermato che "la polizia dimostra la sua pericolosità, il ministro ne dispone l'espulsione e quest'ultima viene bloccata" dalle toghe. "Lo scorso novembre una mamma ha ucciso il figlio di nove anni, era stata più volte denunciata per i pregressi tentativi di omicidio ma l'autorità giudiziaria aveva ritenuto di lasciarla a piede libero. Ad Acerra una persona è stata arrestata mentre sversava tonnellate di rifiuti nocivi, ma è stato rimesso in libertà dall'autorità giudiziaria - conclude -. Posso citare decine di casi. Quando questo accade è vano il lavoro delle forze dell'ordine e del Parlamento. Un appello a lavorare tutti nella stessa direzione può fare la differenza".
C'è qualche mistero sulla data del referendum confermativo sulla riforma della giustizia sulla separazione delle carriere dei magistrati? La presidente del Consiglio chiarisce che, a norma di legge, "noi dobbiamo dare una data entro il 17 di gennaio, quindi lo farà il Consiglio dei Ministri. La data del 22 e del 23 marzo è oggi quella che mi sembra più probabile, quindi diciamo mi sentirei di confermarla", annuncia Meloni. "Vedo anche io un intento dilatorio nelle polemiche che ci sono state nei giorni scorsi ma non c'è nessuna impasse, nel senso non c'è da parte nostra alcun intento di forzare, stiamo facendo le cose a norma di legge - dice -. Non abbiamo ragione per forzare e quindi la data ci sembra una data ragionevole ed è dal nostro punto di vista anche una data che ci consente di portare nel caso in cui i cittadini fossero favorevoli alla riforma di portare a casa le norme attuative in tempo prima della definizione del nuovo Csm".
A proposito delle riforme istituzionali, sul tavolo di discussione di questo 2026 ci sarà inevitabilmente anche il progetto della nuova legge elettorale. "Penso che Elly Schlein, ma non solo lei, dovrebbe vedere favorevolmente una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida - dice Meloni -. La partita sarebbe più che aperta e potrebbe dare al campo avverso una maggioranza più ampia di quella ottenibile con la legge elettorale attuale. Il tema è fare una legge che garantisca stabilità e rispetto del voto popolare. Credo che tutti dovrebbero avere interesse a fare una legge di questo tipo, spero ci sia un'interlocuzione positiva e non una chiusura pregiudiziale".
Negli ultimi giorni sono scaturite molte polemiche per via delle proteste contro il blitz Usa in Venezuela. "Mi pare che si finga di non vedere la situazione in cui versa il popolo venezuelano - replica Meloni - Mi ha fatto specie quando ho visto le mobilitazioni sindacali, in Venezuela accade che i ragazzi vadano a scuola due giorni a settimana e c'è una povertà dilagante. Quello è un mondo in cui la sinistra vive da sempre, vedere qualcuno spiegare a degli esuli venezuelani cosa significa essere venezuelani lo trovo paradossale". Non meno gravi i cortei in solidarietà di Mohammad Hannoun: "Considero che ci sia un'ambiguità. Se io fossi di sinistra, seguendo quello che la sinistra ha fatto in questi ultimi due anni, dovrei accusare la sinistra di complicità nei massacri del 7 ottobre. Chiaramente io sono una persona seria e questo non lo faccio, è per dire quanto siano surreali alcune accuse che vengono mosse e rivolte al governo".
Durante la conferenza stampa c'è spazio per lanciare altri importanti messaggi politici, anche riguardanti il proprio futuro personale. Giorgia Meloni esclude categoricamente le sue dimissioni in caso di una vittoria del No al referendum sulla separazione delle carriere: "Noi abbiamo fatto quello che avevamo scritto nel nostro programma, quindi stiamo banalmente mantenendo gli impegni. In ogni caso il mio obiettivo per questo governo è che arrivi alla fine della legislatura", aggiunde affermando che non ha in testa nemmeno di andare a elezioni anticipare se trionfasse invece il Sì. Nessuna velleità nemmeno per quanto riguarda un suo futuro da Presidente della Repubblica: "Mi basta quello che sto facendo, mi appassiona quello che sto facendo. Chiaramente se lo farò ancora nella prossima legislatura, a questo livello, dipenderà dal voto degli italiani. Quindi attualmente diciamo non c'è nei miei radar quello di salire di livello".
Con l'attuale Capo dello Stato, Sergio Mattarella, i rapporti anzi sono ottimi: "Se c'è una cosa che ha fatto la differenza è che il presidente della Repubblica quando si tratta di difendere l'interesse nazionale c'è. E questo per me vale tutto". Infine, a precisa domanda, ritiene che Antonio Tajani, dopo la morte di Berlusconi, "ha fatto un lavoro straordinario".