Tra le aziende si apre la caccia al testimonial nato a tavolino

Lei si chiama Lil Miquela, ha 19 anni, è americana di origine brasiliana e ha milioni di follower sui social. Ha anche una caratteristica particolare: non esiste

Tra le aziende si apre la caccia al testimonial nato a tavolino

Lei si chiama Lil Miquela, ha 19 anni, è americana di origine brasiliana e ha milioni di follower sui social. Ha anche una caratteristica particolare: non esiste. È stata creata a tavolino da un computer come influencer ideale in grado di attirare pubblico e fare pubblicità ai prodotti più disparati. Su Tik Tok come su Instagram, le sue storie o i suoi video raccontano la vita di un'adolescente, con l'unico dettaglio che tutto è frutto di una sceneggiatura ben studiata da team di nerd informatici e di creativi.

Per la loro perfetta aderenza alle esigenze del marketing le virtual influencer potrebbero essere, dice l'Economist, la prossima moda digitale. Ma in realtà la loro popolarità è già enorme. Personaggi come Noonoouri, Ruby Gloom, Imma, Shudu (prima top model virtuale) sono già conosciutissime soprattutto in molti Paesi asiatici. Fanno tutto quello che fa dalle nostre parti un'influencer come Chiara Ferragni: indossano abiti firmati, sponsorizzano prodotti, girano e pubblicano video e stories, si trasformano in testimonial perfetti di questo o quel brand. Alcune di loro partecipano anche alle sfilate, altre invece prendono posizione e si impegnano per campagne di mobilitazione sociale. Certo, dicono gli uomini di marketing, corrono il rischio, per le loro stesse caratteristiche, di non suscitare quel meccanismo di identificazione con il follower che è così utile per il successo di una campagna pubblicitaria, ma hanno tante altre virtù.

Per il 2022 una società di marketing, Cosmiq Universe, ha già programmato il lancio di una nuova influencer virtuale, Aya Stellar. Per farsi conoscere ha già presentato su Youtube e Spotify la sua prima canzone.

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