“Sì, siamo cresciuti più del mercato sia a gennaio sia a febbraio sia a marzo, trascinati da un grande risultato del marchio Fiat. E questo grazie alla Pandina Hybrid, che resta il modello più venduto in Italia; alla Grande Panda, da questo mese disponibile anche nella versione a benzina, oltre a quella ibrida ed elettrica; e poi c’è la 500 Hybrid prodotta dallo scorso novembre a Mirafiori. Per me è un grande onore gestire tutti i marchi di Stellantis in Italia, a partire, ovviamente, dai brand del nostro Paese con i rispettivi Dna, gamme e strategie. Il tutto allo scopo di massimizzare il successo commerciale e rispondere alle esigenze dei clienti. È ritornata tanta fiducia, tanta energia”.
Antonella Bruno, managing director di Stellantis Italia, dopo aver ricoperto in passato altri incarichi di responsabilità sia nella ex Fca sia all’interno di Stellantis (a capo prima di Jeep e poi di Peugeot nell’area Europa) fa il punto della situazione per il mercato di sua competenza, ormai a meno di due mesi dal 21 maggio, data che vedrà il ceo Antonio Filosa illustrare da Auburn Hills, il quartier generale del gruppo negli Usa, i piani futuri e le strategie globali di Stellantis.
“Il contesto in cui ci troviamo oggi - sottolinea la manager - è reso estremamente complesso dalle continue tensioni geopolitiche che ogni giorno rendono lo scenario globale sempre meno prevedibile. Alle guerre, ai dazi e al protezionismo crescente che condizionano il nostro settore, si aggiunge una quasi totale mancanza di autonomia nell’approvvigionamento di materie prime e chip che rende la produzione estremamente vulnerabile".
A questo punto, dottoressa Bruno, come si dovrebbe agire per restituire sostenibilità all’industria automotive?
“Occorre uno sforzo coordinato che coinvolga le aziende, la Commissione Ue e i Governi dell’Unione. Per quanto riguarda Stellantis, in attesa del piano che il ceo Filosa presenterà il 21 maggio, posso solo anticipare che i nostri clienti saranno al centro di questa nuova strategia. In Europa scontiamo ancora la mancanza di un quadro regolatorio aderente alla realtà del mercato e ai problemi dell’industria. Sembra, comunque, che con il “Pacchetto Automotive” la Commissione abbia finalmente preso atto della complessità della situazione. Ma le proposte al suo interno rappresentano una risposta parziale. Non affrontano, infatti, i nodi strutturali che soffocano il settore e, soprattutto, non offrono alcun aiuto immediato contro il rischio rappresentato dalle sanzioni”.
La vostra ricetta?
“Introdurre con urgenza meccanismi di compensazione pluriennale sia per i veicoli commerciali leggeri sia per le vetture passeggeri, oltre a un sistema di super crediti che coinvolga entrambi i segmenti. Abbiamo bisogno di tutta la flessibilità necessaria per sostenere una transizione verso l’elettrico che non è in discussione in senso assoluto, ma che dev’essere governata attraverso tempistiche coerenti con la realtà industriale”.
Intanto, Bruxelles ha inserito nel recente Industrial accelerator act l’obbligo del Made in Europe per chi produce nel Vecchio continente.
“Il Made in Europe è una buona opportunità per proteggere la competitività dell’industria europea, ma la proposta attuale sembra non favorire i costruttori europei, imponendo ulteriori oneri e rigidità. La stessa aderenza alla realtà dev’essere applicata anche qui in Italia, per garantire solidità industriale e occupazionale a un comparto produttivo che sconta un gap competitivo enorme”.
Quindi?
“Per riuscire a ridurlo e per permetterci di competere con gli altri Paesi, è fondamentale lavorare insieme a un vero e proprio Piano per la competitività del settore automotive italiano, che abbia come priorità la riduzione dei prezzi dell’energia, l’efficientamento del costo del lavoro e la competitività della filiera".
Il gap competitivo pone l’Italia in una condizione di netto handicap rispetto ad altri Paesi, la Cina in particolare.
“Uno dei fattori principali che più incide a tracciare questo divario, lo abbiamo detto tante volte, è il prezzo dell’energia. Lo scorso anno, il costo dell’energia elettrica in Italia per Stellantis è stato in media di 191 euro mW/h. Per la stessa quantità di energia, in Spagna abbiamo pagato in media 96 euro e in Francia 105. Un divario simile è insostenibile per qualsiasi settore industriale, a maggior ragione per quello automotive, già alle prese con una complessa transizione".
bonora
“Purtroppo, la guerra ha reso le condizioni in cui operiamo ancora più complicate.