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Byd bussa alla casa dei costruttori Ue

Il marchio cinese mette l’Europa al centro della strategia e vuole entrare in Acea

Byd bussa alla casa dei costruttori Ue
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Alfredo Altavilla, special advisor di Byd in Europa, lo ha ribadito in diverse occasioni: «Ci consideriamo un gruppo europeo e agiremo di conseguenza». Ecco allora che il colosso cinese, leader nel mercato delle vetture cosiddette Nev, cioè a nuova energia (elettriche e ibride plug-in), alle porte della prossima estate avvierà la produzione in Ungheria, e successivamente, nel 2027, in Turchia. A completare il mosaico c'è ora la richiesta di Byd a entrare a far parte dell'Associazione dei costruttori europei di veicoli, la stessa Acea al cui vertice siede Ola Kallenius, numero uno di Mercedes-Benz, gruppo che vede i cinesi di Geely con una partecipazione che sfiora il 10% (sempre Geely, dal 2010, controlla inoltre la svedese Volvo). A darne notizia è stata l'agenzia Bloomberg.

La domanda di ammissione ad Acea, al vaglio dei costruttori che ne fanno parte, se accettata farebbe diventare Byd il primo membro cinese all'interno della lobby automobilistica europea. Il semaforo verde, comunque, si accenderebbe solo davanti all'ok di tutti gli associati. Acea, con sede a Bruxelles, svolge attività di lobbying presso le istituzioni dell'Ue per conto del settore (tardiva, però, la presa d'atto delle

decisioni capestro prese dalla Commissione); conta 17 membri, per lo più europei; ma anche alcuni extra come Ford, Toyota, Honda, Nissan e Hyundai.

Per Byd il raggiungimento dell'unanimità per il suo ingresso in Acea non sembra però essere semplice. Secondo indiscrezioni, infatti, a essere favorevoli sarebbero i produttori tedeschi, interessati a mantenere buoni rapporti con la Cina, mentre storcerebbero il naso sia Renault sia Stellantis. A proposito del gruppo guidato da Antonio Filosa e dei negoziati che sarebbero in corso con l'altro colosso cinese Dongfeng per un possibile affitto (o acquisto) di stabilimenti sottoutilizzati in Europa (per l'Italia si guarderebbe a Cassino), al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, l'ipotesi non dispiacerebbe.

Da Bologna, dove è intervenuto alla presentazione del rapporto Nomisma sul distretto «Motor Valley», Urso ha affermato, rispondendo a una domanda del Giornale, che «siamo aperti a investitori stranieri, che intendono scommettere sul nostro Paese: lo stanno facendo in massa, in controtendenza con quanto accade in altre parti del Continente». Alla disponibilità palesata dal ministro è seguita la reazione dei sindacati che, in una nota riferita

all'impianto di Cassino, in sofferenza a causa del rinvio dei lanci delle nuove Alfa Romeo Giulia e Stelvio, vogliono capire «se ci si trova di fronte all'ennesimo annuncio oppure se esiste un reale progetto industriale alternativo, sul quale è imprescindibile il coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori».

Tornando a Byd, la progressiva e rapida «europeizzazione» di questo gruppo rappresenta una delle priorità nei piani di Altavilla, profondo conoscitore, visti i suoi trascorsi, del mercato. All'inizio del 2025, in proposito, il top manager aveva riunito al Mauto di Torino oltre 380 aziende italiane della componentistica in vista dell'avvio, da quest'anno, delle produzioni in Europa. Un'opportunità, per le imprese interessate, di allargare i rispettivi business.

Altavilla, nell'occasione, aveva voluto iniziare il sondaggio proprio dall'Italia, con il supporto di Anfia. «La qualità e il know-how della componentistica italiana sono riconosciuti a livello globale e possono giocare un ruolo chiave nel successo della nostra strategia industriale in Europa», erano state le sue parole.

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