
Si sapeva da tempo che i dialoghi tra Tim e Iliad erano arrivati a un punto morto, ma quello che forse il mercato non si aspettava era l'esclusione perentoria di possibilità di dialogo future. «Non abbiamo più alcun colloquio con Tim dall'inizio di aprile e non riprenderanno», ha affermato l'amministratore delegato di Iliad, Thomas Reynaud, in seguito alla pubblicazione dei conti dell'operatore telefonico che ora è in contatto con la francese Sfr.
La notizia si è abbattuta violentemente sul titolo di Tim, che ieri a Piazza Affari ha vissuto un capitombolo come non vedeva da tempo lasciando sul terrenno l'8,8% a 0,414 euro per azione. La prospettiva di un consolidamento nel settore delle telecomunicazioni italiano, che avrebbe portato a una riduzione della concorrenza da quattro a tre operatori con infrastruttura proprietaria, era stato parte del carburante della lunga marcia dell'ex monopolista in Borsa che si era intensificata proprio dopo il matrimonio con Poste Italiane del febbraio scorso. Eppure le attese su un possibile accordo con Iliad erano rimaste vive: del resto, la convenienza di un'aggregazione era stata sostenuta da tutti gli operatori del settore, Iliad compresa. La promessa sposa designata era proprio Tim che, dopo
l'ingresso di Poste, avrebbe voluto aggregare nel suo perimetro proprio le attività italiane di Iliad. Il fatto è che il gruppo fondato da Xavier Niel aveva da subito posto la condizione, per poter celebrare il matrimonio, di poter indicare un proprio uomo sulla poltrona di amministratore delegato, aspetto che non è mai stato condiviso dal nuovo azionista di riferimento Poste (con circa il 24,8% del capitale) e soprattutto dal governo che non intendeva consegnare la principale compagnia italiana alla guida di un operatore francese.
Dopo un'estate di contatti assenti, a Parigi devono aver tratto la conclusione che si fosse arrivati a un vicolo cieco. I francesi, che sul mercato italiano hanno ancora conti in perdita, a questo punto preferiscono continuare a incrementare la propria quota di mercato, aspettando che i grandi big del settore arrivino a un punto di rottura e solo a quel punto riprendere a trattare da un punto di forza. Iliad può attendere, perché a livello di gruppo ha concluso il primo semestre 2025 con utili in aumento a 700 milioni, grazie a un aumento dei ricavi totali del 3,8% a 5,08 miliardi di euro, mentre l'Ebitda (il margine operativo lordo) supera i 2 miliardi (+10,1%). Per quanto riguarda l'Italia, Iliad registra nel primo semestre ricavi in aumento del 9,2% a 603 milioni.
La debacle borsistica di ieri, tuttavia, potrà essere assorbita con spirito diverso con Tim che ormai è in condizioni molto diverse rispetto a un anno fa. Dopo aver risolto la grana Vivendi, infatti, l'ingresso del gruppo guidato da Matteo Del Fante e Giuseppe Lasco ha iniziato una stagione di grande cambiamento.
L'amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, ha approvato l'allargamento dell'oggetto sociale per la vendita di nuovi prodotti e sprigionare le sinergie tra i due gruppi. Già nella seconda parte di quest'anno Tim dovrebbe riprendere a generare cassa, con un ritorno all'utile nel 2026 che ora pare a portata di mano.