Ancora una grana per Meta, la multinazionale di proprietà di Mark Zuckerberg che possiede i principali social media: lunedì 9 febbraio la Commissione Europea ha avvertito WhatsApp sulle misure provvisorie per riaprire la sua piattaforma agli assistenti di intelligenza artificiale rivali, ovvero di terze parti, affermando che il proprietario potrebbe aver violato le norme antitrust dell'Ue escludendo i concorrenti.
La nota dell’Antitrust
L’Autorità garante della concorrenza dell'UE ha affermato di aver inviato a Meta una comunicazione degli addebiti in cui esponeva la sua opinione preliminare secondo cui l'azienda avrebbe “abusato della sua posizione dominante escludendo da WhatsApp gli assistenti di intelligenza artificiale generici di terze parti”.
La Commissione ha affermato che questo tipo di politica “rischia di impedire ai concorrenti di entrare o espandersi nel mercato in rapida crescita degli assistenti di intelligenza artificiale e potrebbe causare danni gravi e irreparabili alla concorrenza” se questa attuale condizione proseguisse anche nel corso dell'indagine.
“Adottare misure provvisorie”
Secondo la Commissione, durante la valutazione che, sottolineiamo, è ancora preliminare, WhatsApp probabilmente dominerà il mercato delle app di comunicazione per i consumatori nell’Ue rappresentando un passaggio fondamentale per gli assistenti AI per raggiungere gli utenti. “È urgente adottare misure provvisorie per impedire che i concorrenti più piccoli vengano emarginati mentre l'indagine è in corso”, aggiunge l’Antitrust dell’Ue
Cosa accade in Italia
Questa misura preventiva riguarda l’Ue ma non l’Italia visto che, già a dicembre, l’Antitrust italiano aveva avviato un procedimento contro Meta secondo l’articolo 102 del Trattato Europeo che vieta l’abuso di posizione dominante nel mercato. Qualora venisse accertata questa pratica da parte di WhatsApp, la Commissione potrà adottare misure provvisorie ai sensi delle norme Ue sulla concorrenza, senza attendere una decisione definitiva in merito all'eventuale violazione della legge da parte di Meta.
La risposta di Meta
Dal canto suo, Meta è tranquilla: in una nota da parte di un portavoce fa sapere che “i fatti dimostrano che non vi è alcuna ragione affinché l’Ue intervenga sulle API di WhatsApp Business.
Esistono numerose opzioni di IA e gli utenti possono accedervi tramite app store, sistemi operativi, dispositivi, siti web e partnership di settore. La logica della Commissione presuppone erroneamente che le API di WhatsApp Business rappresentino un canale di distribuzione fondamentale per questi chatbot”.