Un bambino con la gamba menomata comprato per 2.500 euro e costretto a mendicare ai semafori. Una cifra spesa senza indugi, perché «con gli storpi si guadagna il doppio». Ancora orrore in un campo nomadi della città. Insieme a lui i genitori e un fratellino, portati appositamente dalla Romania da una banda di aguzzini. Li chiamavano i «padroni», da loro subivano minacce, botte, torture e anche tentativi di abuso sessuale. Ma per mesi non hanno avuto il coraggio di denunciarli. Di giorno erano costretti a chiedere lelemosina ai semafori mentre di sera, sempre sotto stretta sorveglianza, venivano accompagnati dai loro sfruttatori in alloggi di fortuna ricavati in una baraccopoli rom. Quattro romeni, una coppia e i loro due nipoti, uno dei quali con una leggera malformazione, sono stati sfruttati per mesi da cinque connazionali fino a che, la notte scorsa, la Squadra mobile della polizia ha messo le mani sulla banda.
Cinque persone di etnia Rom, tre uomini e due donne, tutti con legami di parentela tra loro per cui laccusa è di «riduzione in schiavitù». Larticolo 600 del Codice penale la punisce con la reclusione da otto a ventanni. Per due di loro anche laccusa di tentata violenza sessuale. Addosso i fermati avevano denaro contante tra i 700 e i 2.500 euro. Una cifra ritenuta troppo alta per essere lincasso consegnato dalle sole quattro vittime identificate che hanno dichiarato alla polizia di guadagnare con lelemosina tra i 40 e i 70 euro al giorno.
Le indagini sullo sfruttamento, spiega il capo della squadra Mobile di Milano Vittorio Rizzi, «non sono terminate». «Riteniamo - aggiunge - che il numero delle vittime sia maggiore». Ed è proprio alle persone costrette in schiavitù che Rizzi rivolge il suo appello. «Occorre avere il coraggio di denunciare i reati e rivolgersi alle forze dellordine. La denuncia è il solo strumento con cui liberarsi dei propri aguzzini e attivare i canali, assistenziali e giudiziari, per ritornare liberi».
Alla polizia moglie e marito hanno raccontato di essere arrivati dalla Romania in auto con i loro stessi aguzzini con la promessa di un lavoro in un autolavaggio. Una volta in città sono però stati privati di tutto, compresi i passaporti trovati in tasca ad una delle due donne fermate, e inseriti in un giro di accattonaggio. Lo sfruttamento è durato fino a gennaio quando luomo è stato picchiato a un semaforo da alcuni magrebini che volevano essere i soli nella zona a chiedere lelemosina. Per le percosse luomo ha perso conoscenza ed è finito in ospedale, mentre la donna è riuscita a fuggire per raggiungere il consolato rumeno dove ha incontrato una giornalista che lha invitata a rivolgersi alle forze dellordine.
«Siamo arrivati da Costanza, ci avevano detto che cera lavoro presso un autolavaggio, ma come siamo arrivati a Milano ci hanno spogliato dei vestiti, gettato i bagagli e ci hanno dato degli stracci costringendoci ad accattonare ai semafori di viale Zara e di Niguarda.
Baby mendicanti comprati per 2.500 euro
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.