Finalmente un tifo da stadio, senza pensare alla maglia o al muso lungo. Finalmente Balotelli con il sorriso sulle labbra, non c'è stato gol suo che abbia pareggiato quel sorriso così nuovo per il pubblico italiano e inglese. Racconta la già lunga aneddotica di "balotellate" che un giorno SuperMario si tolse lo sfizio di entrare con la sua auto in un carcere femminile, con una candida spiegazione: «Volevo vedere come era». A distanza di qualche tempo, il giovane attaccante dell'Italia ha soddisfatto definitivamente la sua curiosità. E si è scoperto superstar anche tra i 200 detenuti del carcere fiorentino di Sollicciano, nella giornata particolare della prima visita di una delegazione azzurra a un istituto di detenzione. Pochi minuti per ribaltare il mondo.
«Mi hanno chiesto di venire, ho accettato subito, per me è un esperienza e un onore. Quel che vi dico è non mollate, tutti hanno un'occasione nella vita», il messaggio di Balotelli. Breve e intenso, il piccolo bagno di folla tra tifosi particolari ha trasformato per una volta persino Prandelli e Buffon in comparse di pregio. Applausi per tutti e tre, certo, e ancor prima per Gigi Riva, che col viola Gamberini aveva intrattenuto i detenuti con domande e risposte in attesa della fine dell'allenamento e dell'arrivo del trio («mandateci i giocatori del Calcioscommesse», la provocazione di un carcerato).
Poi, si è scatenato l'entusiasmo all'arrivo di Super Mario con il ct e capitan Buffon. Abbracci, richieste di autografi, un vero e proprio assalto prima di salire sul palco della sala cinema. «Torna in Italia», gridava qualcuno a Balotelli; lui, a una delle 15 detenute, africana anche lei, che chiedeva come facesse a reggere la pressione dei media replicava col sorriso: «Sono stato un po' all'Inter, poi non ce l'ho più fatta e sono andato all'estero...». Per un quarto d'ora, insomma, i detenuti hanno messo da parte problemi e dolori. Quelli esposti con lunghe lamentele sulle condizioni di vita e quelli che hanno ottenuto la promessa del rifacimento del campo di calcio. Uno ha alzato il dito: «Sono il cugino di Christian Maggio, posso chiedervi di salutarlo?». Istanza accolta.
Ovviamente in secondo piano i piccoli problemi azzurri. A cominciare dal caso Balotelli. «Mario, è vero che vai in campo con l'Ipad?», la prima domanda. «In riscaldamento, non in panchina», ha replicato col sorriso il giocatore. Tra lui e Prandelli è apparsa evidente l'intesa, anche se ieri il ct gli ha lanciato chiaro il messaggio: cerca di evitare atteggiamenti di finta indolenza. «Gigi, diglielo tu che ci hai messo due anni per diventar titolare...», l'ironia sottovoce del ct a Buffon che raccontava del suo curriculum azzurro, prima di consigliare a un detenuto depresso di «prendere coscienza che è una malattia: non avere paura delle tue fragilità, e capire che se vuoi la sconfiggi».
Il Balotelli che ci piace: superstar in carcere "Non mollate mai..."
L'attaccante azzurro, con Prandelli e Buffon, è andato a trovare i detenuti di Sollicciano. Sorridente come non l'avete visto mai. "C'è sempre una seconda chance, credeteci"
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.