Scontro all'Onu, Obama: "Assad è un tiranno". E Putin: "Pericoloso giocare coi terroristi"

Confronto incandescente sulla Siria. Obama attacca Assad: "Va deposto". Ma Putin: "Irresponsabile armare i terroristi"

Scontro all'Onu, Obama: "Assad è un tiranno". E Putin: "Pericoloso giocare coi terroristi"

"Quattro anni di paralisi diplomatica del Consiglio di Sicurezza hanno fatto sì che la crisi siriana sia diventata fuori controllo". Alla 70esima assemblea generale dell’Onu, Ban Ki-moon scuote il consiglio denunciando la responsabilità delle parti nel conflitto in Siria e chiamando in causa Russia, Stati Uniti, Arabia Saudita, Iran e Turchia. Paesi che, pur essendo uniti dinnanzi al nemico comune, lo Stato islamico, sono divisi da interessi personali. "Non c’è spazio per accomodare un culto apocalittico come l’Isis", mette in chiaro Barack Obama. Che, però, torna a punzecchiare Vladimir Putin e ad attaccare Bashar al Assad. Insomma, il compromesso invocato da Ban Ki-moon è lontano dal concretizzarsi.

Al Palazzo di Vetro si è aperta ufficialmente la 70esima assemblea generale dell'Onu. Dalla guerra in Siria con i tagliagole dello Stato islamico alle tensioni in Ucraina, dalle sanzioni alla Russia all'embargo a Cuba. E ancora: la povertà, l'emergenza immigrazione e l'accordo sul nucleare. Barack Obama, Vladimir Putin, Xi Jinping, Hassan Rohani, Francois Hollande e Raul Castro provano a trovare un confronto sui principali conflitti che affliggono l'umanità in un braccio di ferro che mette insieme interessi nazionali e mire personali. "Non possiamo stare ad osservare quando la sovranità di una nazione è violata. Questo è alla base delle sanzioni americane imposte alla Russia. Ma non vogliamo ritornare alla guerra fredda - assicura Obama - non vogliamo isolare la Russia, vogliamo una Russia forte che collabori con noi per rafforzare il sistema internazionale". Ma è in Siria che si consuma l'ennesima prova di nervi tra la Casa Bianca e il Cremlino. Dopo aver messo in chiaro che "non c’è soluzione militare" al conflitto sirianom Ban Ki-moon sottolinea che sono cinque i Paesi che hanno la chiave per poter mettere fine alla guerra: Russia, Stati Uniti, Arabia Saudita, Iran e Turchia. "Fino a quando le parti non faranno compromessi tra loro - accusa - è inutile aspettarsi cambiamenti sul terreno".

Nonostante il recento avvicinamento a Putin, Obama non è certo disposto a tendere la mano. Non lo ha fatto a suo tempo sul conflitto ucraino, difficilmente lo farà su Bashar al Assad. "Ci sono delle potenze internazionali che agiscono in contraddizione con il diritto internazionale - tuona il presidente degli Stati Uniti - c’è qualcuno che ci dice che dovremmo sostenere dei tiranni come Assad, perché l’alternativa è molto peggio". L'obiettivo è proprio Putin che in Siria sta sostenendo le forze governative contro le milizie jihadiste dello Stato islamico. Ed è proprio l'asse Putin-Assad che Obama vorrebbe sminare. "Bashar Al Assad ha brutalizzato il suo popolo - sentenzia - una soluzione in Siria deve essere la transizione da Assad a un nuovo leader". Un'affermazione violentissima che trova il muro di Putin secondo cui "un errore non cooperare" con Damasco.

"Per combattere l’Isis occorre una coalizione internazionale come quella che si creò contro Hitler durante la Seconda Guerra mondiale", spiega il presidente russo facendo presente a Obama che è "pericoloso dare le armi ai ribelli e giocare con i terroristi".

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