La Banca Mondiale fa strage di scimmie

Sessanta milioni di anni fa il ponte di terra che univa il Madagascar al continente africano, scomparve nelle profondità dell'oceano. Allora, non uno zoccolo calcava le terre dell'Africa e anche le scimmie sarebbero comparse molto tempo dopo. Chi dominava, con innumerevoli specie, le verdi foreste africane e tutti gli altri continenti, tranne l'Australia, erano le proscimmie che trovarono poi, nell'isolamento del Madagascar dalla terra ferma, la loro fortuna, di fronte all'incalzare dei nuovi vigorosi e invadenti mammiferi, uomo compreso. Tra loro i lemuri ebbero la chance di giungere in varie specie fino ai nostri giorni, dal magnifico Catta al Valuvi, i cui enormi occhi da animale notturno hanno alimentato le fantasie degli indigeni. Ormai però il loro tempo sta per scadere, scandito dagli spari e dalle bastonate dei bracconieri.
Ancora una volta la prima responsabile di quanto avviene è una banca. Qui non si tratta di derivati o prodotti finanziari tossici, ma di soldoni buoni con cui la Banca mondiale sosteneva la conservazione di questa straordinaria e antichissima fauna. La crisi mondiale ha colpito anche i lemuri e i rubinetti della banca sono stati chiusi.
Ora, queste socievoli e docili creature sono sole, in balia di gang spietate che hanno iniziato la loro attività criminale con l'esportazione illegale di legni pregiati e si sono poi rivolti verso un business più lucroso e facile, agevolato dalla mancanza di guardie forestali che, rimaste senza stipendio, ripiegano su qualche lavoretto nei lodge dei turisti. Lo scandalo del massacro dei lemuri madagascarensi è ancora più vergognoso se si pensa che ad annientare una popolazione molto più antica di un gorilla è la gola. Nelle grandi città africane, e in alcune metropoli di altri continenti, la loro carne è diventata una specialità pregiata, a tal punto che un piatto a base di Machi o Valuvi viene servito a una clientela particolarmente selezionata, in speciali salette guardate a vista dalla sicurezza privata di ristoratori senza alcuno scrupolo, se non quello di farsi pagare cash and black.
Il governo del Madagascar, minato dai recenti disordini politici, solo nelle ultime settimane ha trovato un minimo grado di stabilità ma non riesce, da solo, ad arginare il fenomeno dei bracconieri di lemuri, nonostante il mese scorso quindici di questi siano stati arrestati. Una goccia nel mare, o meglio nella lussureggiante foresta dell'isola dove migliaia di criminali approfittano di questi animali miti per ucciderli a dozzine per volta.
Dal marzo di quest'anno il Madagascar sta subendo un vero e proprio ecodelitto, iniziato con l'abbattimento e il trasporto in Asia dei legni più pregiati e ora con il massacro della più vasta popolazione mondiale di proscimmie che attira, ogni anno, un numero impressionante di turisti, attratti dalle mille risorse naturali di questa magnifica isola africana.
L'ecosistema del Madagascar, con le sue immense foreste, è un bene prezioso per l'umanità intera, oltre che per l'economia degli indigeni, e l'uomo, a confronto dei lemuri, è un neonato cresciuto precocemente che sta uccidendo i suoi nonni per soddisfare gli sfizi alimentari di gole bramose di sconfiggere la noia che le affama.