Si fanno sentire i grandi soci di Montepaschi. Nella giornata di ieri il gruppo dell'imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone è intervenuto con una nota per smentire un articolo del Financial Times che raccontava di presunti contrasti con l'amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, circa il destino della quota del 13,1% di Generali con il banchiere disposto a valutarne una dismissione e l'azionista (con il 10,2% delle quote) a essere contrario. Caltagirone «non ha contatti con l'amministratore delegato di Mps da diverse settimane», si legge sul comunicato. «Al contrario, quanto emerso in questi giorni sulla stampa evidenzia una fase di confronto interna al cda di Mps, chiamato a deliberare in tempi brevi su due snodi cruciali: il piano industriale richiesto dalla Bce entro sei mesi dalla chiusura dell'Ops su Mediobanca e la definizione della lista del cda in vista del suo rinnovo». Poi l'affondo: «Accostare questo confronto consiliare
al ruolo di un azionista rilevante o alla quota detenuta da Mediobanca in Generali è un'interpretazione strumentale, utile solo a confondere le dinamiche fisiologiche del consiglio», di cui peraltro «Caltagirone non fa parte», «insinuando un presunto contrasto fra l'ad della banca ed un suo azionista».
Insomma, dalla nota del gruppo Caltagirone emerge la conferma che è in corso una vivace interlocuzione nell'ambito del cda sulla stesura del nuovo piano industriale (che comprende la neo acquisita Mediobanca) e della lista del cda. Quest'ultima, per essere presentata entro marzo, dovrà essere prima approvata dall'assemblea dei soci del 4 febbraio attraverso una specifica modifica statutaria. In particolare, le voci parlano di un confronto serrato tra Lovaglio e alcuni membri del cda, compreso il presidente Nicola Maione. Nell'arco del cda ci sono divisioni tra chi come Lovaglio vorrebbe procedere al delisting dalla Borsa di Mediobanca e chi vorrebbe mantenere il gruppo quotato ed eventualmente collocare sul mercato una quota della banca d'investimenti. Ma il vero terreno di scontro è però un altro: il comitato nomine vorrebbe escludere Lovaglio - coinvolto nelle indagini della Procura di Milano sul presunto concerto dei grandi soci nella scalata a Medioabanca - dalle procedure per la composizione della lista del cda. Per prassi,
come peraltro consigliato anche dalla Banca d'Italia, Lovaglio dovrebbe rimanere fuori dalla scelta del nuovo board per lo meno fino a quando la sua situazione non sarà chiarita. Questo nodo mette in forte dubbio anche la sua riconferma ai vertici dell'istituto, da più parti ritenuto un uomo perfetto per il risanamento ma meno adatto alla nuova fase dell'istituto. Lovaglio, dal canto suo, rivendica di avere avuto un ruolo fondamentale nella vincente scalata a Mediobanca e certo non vorrebbe essere esautorato in un momento dove è coinvolto suo malgrado in vicende giudiziarie.
Nel frattempo Delfin, il primo azionista di Mps con il 17,5%, ieri mattina ha divulgato in una nota di rinnovare «il pieno sostegno ai vertici di Mps al percorso di rafforzamento in atto» anche in ragione di una «performance complessiva in linea con gli obiettivi di redditività».
Inoltre, afferma la nota, nega di «aver mai discusso alcuna ipotesi di dismissione della propria partecipazione finanziaria in Mps». Con riferimento alle recenti ricostruzioni di stampa, Delfin smentisce che «siano in corso negoziazioni con Unicredit o altri operatori finalizzate alla cessione, totale o parziale, della propria quota in Montepaschi».