Non si tira indietro Philippe Donnet (in foto) e, anzi, rilancia: sulle possibili nuove sinergie con Unicredit «ci sono spazi su tutti i fronti». Ieri, poco prima di entrare all'audizione in Commissione banche del Senato, l'amministratore delegato delle Generali ha commentato il dossier più sensibile aprendo a nuovi scenari per la partnership con l'istituto guidato da Andrea Orcel recentemente salito al 9,1% del capitale. «Spero che ci saranno possibilità di ulteriori sviluppi e sono fiducioso», ha sottolineato. Già oggi questa alleanza copre la distribuzione assicurativa nell'Europa centro-orientale (dove Generali colloca polizze danni negli sportelli delle banche di Unicredit dal 2018, in un accordo che scadrà solo nel 2033) ma potrebbe estendersi anche al risparmio gestito considerando che Orcel è intenzionato a chiudere l'anno prossimo l'alleanza con Amundi.
Del resto, sul fronte delle operazioni straordinarie, il capitolo Natixis è chiuso: «Non si sono verificare le condizioni per fare l'operazione». Più aperto, invece, il dossier Banca Generali: «È cresciuta notevolmente negli ultimi dieci anni, siamo un azionista molto soddisfatto e potremmo continuare a collaborare con Banca Generali non essendo azionista di controllo». «Tutte le opzioni sono sul tavolo» come «una maggiore integrazione di Banca Generali nel gruppo o un accordo di bancassurance con un altro attore, ma oggi questa possibilità non è sul tavolo. Più opzioni abbiamo, più siamo forti nelle trattative e più possiamo creare valore» ha aggiunto. Quanto al riassetto di Delfin, socio del Leone con una quota del 10,15%, «sono affari dei nostri azionisti» e noi «non definiamo la strategia del gruppo in funzione dei vincoli dei nostri azionisti», ha chiosato il manager.
Davanti alla Commissione guidata da Pierantonio Zanettin, Donnet ha anche ricordato il percorso industriale dell'ultimo decennio: crescita del risultato operativo oltre il 70%, dividendi in costante aumento e acquisizioni per 8,3 miliardi. «Abbiamo la fiducia di tutti o quasi tutti gli azionisti», ha sottolineato, senza entrare nel dettaglio. Poi, ha rivendicato il proprio ruolo sistemico: oltre 14mila dipendenti in Italia e più di 40mila nelle reti distributive, con un contributo attivo alla stabilità del settore, come nel caso del salvataggio di Eurovita. Il gruppo triestino «porta con orgoglio la bandiera italiana nel mondo e deve restare italiana, indipendente e internazionale», ha sottolineato davanti ai senatori.
Seduto accanto a Donnet, il presidente del Leone, Andrea Sironi ha specificato che «le Generali sono uno dei principali contribuenti del Paese, nel 2025 abbiamo pagato imposte per un valore pari a 4,7 miliardi».
Rispondendo a una domanda sulla Legge Capitali, Sironi ha infine evidenziato che «avere delle anomalie rispetto alle prassi consolidate nel mercato internazionale è un elemento penalizzante per il nostro mercato» perché «frena l'arrivo di investitori stranieri».