L'assemblea dei soci delle Generali a Trieste ha approvato con il 99% del capitale presente sia il bilancio 2025 sia il dividendo di 1,64 euro. Via libera anche al nuovo collegio sindacale, al piano di azionariato per i dipendenti e al buyback da 500 milioni. La vera sorpresa dell'assise di ieri, riunita da remoto, è stata però un'altra: Unicredit è salita all'8,72% del Leone dal precedente 6,68%, diventando così il terzo azionista del gruppo assicurativo, dietro Mediobanca-Mps (al 13,19%) e Delfin (al 10,05%). La quota del gruppo Caltagirone è al 6,26% e quella dei Benetton al 4,86 per cento. Lo shopping di titoli Generali sarebbe stato fatto nel corso del 2025. Unicredit si era presentato con quasi il 6,7% all'assemblea dell'anno scorso quando aveva votato a favore della lista presentata dal gruppo Caltagirone (anche se poi era prevalsa quella di Mediobanca che aveva portato alla riconferma di Philippe Donnet al timone). A ottobre 2025 il ceo di Piazza Gae Aulenti, Andrea Orcel, nel corso della presentazione dei risultati della banca agli analisti, aveva detto che «l'esposizione netta su Generali era scesa sotto il 2%», mentre a novembre - in audizione alla Commissione banche - aveva parlato di «quota, scesa al 2%, e lì è rimasta». Salvo poi salire, come emerso ieri.
«La nostra partecipazione è un investimento finanziario. Ci garantisce un rendimento finanziario interessante», ha spiegato un portavoce della banca, aggiungendo che «la posizione complessiva è in gran parte coperta, il che riduce al minimo l'esposizione economica e l'assorbimento di capitale. Abbiamo inoltre una partnership commerciale con Generali in diverse aree di business». Di certo, la mossa riguarda Trieste ma va letta anche attraverso la lente di Siena, dopo il mancato ribaltone al Monte con il ritorno di Luigi Lovaglio avvenuto anche per il voto decisivo della holding guidata da Francesco Milleri.
«Arrivati all'8,7%, è difficile parlare ancora di partecipazione puramente finanziaria: non è una quota di controllo, ma è già abbastanza rilevante da dare un certo peso anche sul piano della governance», ha commentato all'Adnkronos, Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance all'università Bocconi. Secondo cui, «la salita in Generali potrebbe anche essere letta come un posizionamento più strategico, alla luce dei rumors su possibili mosse di Unicredit su asset riconducibili a Delfin».
L'ascesa dell'istituto guidato da Orcel è emersa dalla lettura del libro soci fatta all'inizio dell'assemblea, alla quale ha partecipato il 69,69% del capitale. «Il 2026 è l'anno centrale del nuovo piano e sarà uno spartiacque fondamentale verso il suo completamento e il raggiungimento di tutti i nostri obiettivi», ha dichiarato il ceo di Generali, Donnet, nel suo intervento. Rimarcando che i risultati del 2025 (chiuso con un utile record di 4,3 miliardi), «confermano che siamo partiti con il piede giusto» con il nuovo piano. Poi il manager ha ribadito l'impegno a garantire agli azionisti una remunerazione «stabile e crescente nel tempo». E ha ricordato che il dividendo relativo all'esercizio 2015, l'ultimo prima del suo arrivo alla guida del Leone nel marzo 2016, era stato di 72 centesimi, meno della metà di quello attuale.
«Il nostro titolo ha quasi triplicato il proprio valore ed è oggi molto vicino ai suoi massimi storici», ha aggiunto. Ieri Generali ha chiuso la seduta di Borsa con un +0,83% a 37,66 euro. E sempre ieri, Intesa Sanpaolo ha superato come capitalizzazione (98,8 miliardi) quella di Unicredit (97,1 miliardi).