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Insider trading su Mps. Indagato dg del Tesoro

Nel mirino Di Stefano, a capo delle partecipate di Stato. Attese per oggi le dimissioni dal Monte

Insider trading su Mps. Indagato dg del Tesoro
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La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati, con l'ipotesi di insider trading, Stefano Di Stefano (in foto), alto dirigente del Ministero dell'Economia e delle Finanze e consigliere di amministrazione del Monte dei Paschi dal 2022. L'attuale responsabile della Direzione Partecipazioni societarie e tutela degli attivi strategici del Tesoro (da cui dipendeva anche la quota in Rocca Salimbeni, ora al 4,8%) è finito sotto inchiesta per l'analisi del suo cellulare, sequestrato a novembre dalla Gdf - quando non era indagato - nell'ambito del risiko bancario.

Di Stefano avrebbe acquistato azioni di Mediobanca e Mps, per circa 100mila euro, a cavallo dell'Ops su Piazzetta Cuccia. L'acquisto di azioni sarebbe avvenuto tra il febbraio e il marzo dello scorso anno, quando il progetto di scalata a Mediobanca era ancora totalmente riservato, essendo stato discusso solo all'interno del cda di Mps. Per gli inquirenti, l'episodio contestato a Di Stefano è - nell'economia generale della indagine sulla scalata - un dettaglio di poco conto, ma che non poteva essere trascurato essendo «platealmente illecito». Il reato era emerso nella fase iniziale delle indagini prima ancora che il telefono del dirigente del ministero venisse sequestrato, ed anzi era indicato espressamente nel decreto come uno degli elementi che giustificavano il provvedimento. Non è chiaro, quindi, il periodo di tempo preciso cui si farebbe riferimento. Oggi probabilmente i contorni della vicenda saranno più delineati perché Di Stefano verrà convocato in giornata dal vertice del Tesoro per fornire spiegazioni sull'operazione. E sempre oggi, secondo quanto risulta a Il Giornale, darà le dimissioni dal cda del Montepaschi. Di Stefano ha un curriculum di tutto rispetto. Il suo nome, però, era già spuntato nelle intercettazioni dell'inchiesta sul presunto concerto tra Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Delfin Francesco Milleri e l'ad del Monte, Luigi Lovaglio, nella scalata a Mediobanca. A novembre 2025 dai decreti di perquisizione era emerso che Di Stefano si era lamentato della manovra difensiva di Piazzetta Cuccia con Banca Generali. Al telefono con il vicedirettore di Cdp, Alessandro Tonetti, aveva sottolineato come l'istituto milanese al tempo guidato da Alberto Nagel stesse «facendo di tutto per salvare il posto al suo ad. Un approccio molto antigovernativo». Dalla documentazione esigibile nota (ovvero quella che gli avvocati degli indagati possono ottenere dai pm titolari dell'inchiesta), la pistola fumante sul presunto concerto che tutti cercano - così come descritto nella legge che lo vieta non sembra trovarsi.

Ma a cambiare la musica, come il settimanale Moneta aveva anticipato, potrebbero essere proprio alcuni dialoghi intercettati tra parlamentari o membri del governo. Si tratterebbe di prove secretate, delle quali solo la Giunta per le autorizzazioni potrebbe disporre.

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