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Mps, Lovaglio per ora fuori. Sulla lista è scontro aperto

L’ad corteggiato da Girondi, rebus sui numeri in cda

Mps, Lovaglio per ora fuori. Sulla lista è scontro aperto
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Era attesa per ieri, ma all'improvviso tutto si è bloccato. Anche se le ultime indiscrezioni darebbero tagliato fuori dalla rosa dei 20 nomi finali l'amministratore delegato Luigi Lovaglio. Una circostanza clamorosa, che nelle ultime ore si è andata sempre più rafforzandosi. Resta il fatto che il Comitato nomine di Mps non ha ancora trovato una quadra definitiva sui candidati da includere nella lista del cda, quella che dovrebbe essere votata il 15 aprile dall'assemblea degli azionisti. Ieri era prevista una riunione del Consiglio d'amministrazione che alla fine non si è tenuto, poiché non c'era una lista da votare. Lo stallo sarebbe tale, da mettere perfino a repentaglio che questa lista arrivi in tempo visto l'approssimarsi della data limite del 5 marzo.

Oggi i lavori riprenderanno, con l'obiettivo di trovare finalmente la soluzione a un cubo di Rubik assai complicato: la legge Capitali prevede che il 40% dei 15 consiglieri finali debba essere occupato da donne e la lista del cda dovrà essere approvata con i due terzi dei voti del board. Se, oltre a questo, si aggiunge che tre posti devono essere riservati alle minoranze, allora è chiaro che diventa complicato trovare una combinazione in grado di accontentare tutti coloro che oggi siedono nel cda. Ossia coloro che devono fornire i voti necessari a farla passare. Allo stesso modo non è certo che ci sarà, qualora mai questa lista vedesse la luce, un'indicazione netta dell'amministratore delegato. Possibile quindi che alla fine ci sia una resa dei conti in assemblea, quando i candidati dovranno essere votati uno per uno: nomi forti come l'ad di Acea Fabrizio Palermo, l'ex ministro ed ex numero uno di Intesa Sanpaolo Corrado Passera (che sarebbe più interessato alla carica di presidente) e l'ex top manager di Unicredit Carlo Vivaldi potrebbero comunque entrare in gioco per la poltrona di ad. Per Lovaglio sarebbe pronta la scialuppa di salvataggio della lista di azionisti che fa capo all'imprenditore Giorgio Girondi (che ha messo insieme un pacchetto del 5% di voti) che avrebbe a sua volta intenzione di chiedere al banchiere di essere capofila. Proposta che l'attuale amministratore delegato per il momento non intende accettare. In tutto questo, non è ancora arrivato l'ok definitivo della Banca centrale europea (ma è atteso a breve) alle modifiche dello Statuto, quelle che renderebbero possibile presentare la lista del cda. Il nuovo gruppo Mps-Mediobanca, quindi, rimane appeso a una situazione di grande incertezza che si auspica possa essere dipanata oggi. Il mercato osserva con grande attenzione l'evolversi della situazione: se, dopo lunghe discussioni, la lista del cda alla fine non dovesse vedere la luce sarebbe sicuramente un danno d'immagine alla credibilità di un progetto che invece era stato sposato con entusiasmo dagli investitori. Aspetto che in qualche modo può avere avuto un suo peso nella debacle di Borsa (ieri Mps ha perso un altro 2,2% e Mediobanca un 2,1%) seguita alla presentazione del piano di Lovaglio.

Anche se, a freddo, gli analisti di Intermonte hanno parlato di «target solidi» e distribuzione di dividendi «significativa» (Intermonte) ma anche - scrive invece Kepler - di una combinazione con Mediobanca che presenta «elevati rischi di esecuzione», tali da non lasciare «spazio a errori».

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