Giovanni Bazoli non si sbilancia, ma dalle sue parole non sembra emergere entusiasmo per Luigi Lovaglio e per il futuro dell'asse Mps-Mediobanca. Il presidente emerito di Intesa Sanpaolo, decano della finanza italiana, guarda con prudenza all'operazione che sta ridisegnando gli equilibri del credito italiano. E, soprattutto, mette in fila le fragilità del progetto.
A margine del Festival dell'Economia, durante la presentazione del libro «Vita Eterna. Dialogo con i nipoti», Bazoli ha definito «incertissimo»
l'esito della partita. Non solo sul destino di Mediobanca, ma anche sulla capacità di Lovaglio di portare fino in fondo il proprio piano industriale. «Incertissimo ha commentato specificando il superlativo - è cosa faranno di Mediobanca». Sottolineando poi che «non si capisce fino a che punto l'idea del consigliere delegato andrà in porto». Parole che fotografano il clima interno emerso dopo la conquista di Piazzetta Cuccia da parte di Mps. Una vittoria che, ricorda il banchiere, «è arrivata dove altri non erano riusciti a vincere», ma che avrebbe aperto profonde divergenze tra gli stessi vincitori.
Non a caso Bazoli evidenzia come oggi Lovaglio si trovi «con il Consiglio diviso a metà», immagine che pesa sul profilo politico
dell'ad nel momento più delicato della trasformazione del gruppo. E a rendere ancora più complesso lo scenario, secondo il banchiere bresciano, c'è l'inchiesta della Procura di Milano sul presunto concerto nell'Ops Mediobanca.