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Mps, ok a fusione Mediobanca ma Generali non andrà a Siena

Verrà stabilito un concambio senza passare dall'Opa residuale. Il gruppo lascia Piazza Affari dopo 70 anni

Mps, ok a fusione Mediobanca ma Generali non andrà a Siena
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Si scioglie il nodo sul futuro di Mediobanca. Dopo settimane di fitte interlocuzioni, ieri il consiglio d'amministrazione di Mps presieduto da Nicola Maione ha dato l'ok alla fusione per incorporazione di Piazzetta Cuccia nel Monte, con conseguente addio alla quotazione in Borsa della merchant bank. L'aspetto più interessante, però, è il destino che seguirà la partecipazione del 13,2% detenuta da Mediobanca nelle Assicurazioni Generali: come anticipato dal settimanale Moneta, sarà incorporata in una società al 100% controllata da Mps. In questo contenitore che quindi sarà una nuova entità aziendale - denominata Mediobanca Spa con lo scopo di non disperdere un brand di grande valore - al suo interno vi confluiranno anche «le attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta», come si legge nella nota del gruppo. «La nuova struttura è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e alla piena realizzazione delle sinergie (700 milioni quelle promesse in fase di Opas, ndr) industriali per la massimizzazione della creazione di valore. Tale configurazione è volta a valorizzare l'expertise distintiva di Mediobanca e delle risorse professionali, in un modello operativo specializzato».

A stretto giro è arrivato anche il comunicato del gruppo guidato dal ceo Alessandro Melzi d'Eril, in seguito al consiglio d'amministrazione che ha recepito la decisione della capogruppo precisando di aver «deliberato di avviare i lavori finalizzati all'integrazione con Bmps attraverso la fusione per incorporazione e il conseguente delisting di Mediobanca, nel rispetto della disciplina sulle operazioni con parti correlate e degli obblighi di legge». Cosa succederà adesso? Attraverso gli advisor - che Mediobanca stessa ha nominato - verrà determinato un concambio dai cda, da approvare tramite assemblea, per scambiare le azioni di Piazzetta Cuccia con quelle di Mps, con l'obiettivo di arrivare al 100% del capitale e togliere dalla quotazione l'istituto. Per tutti coloro che non accetteranno il concambio, verrà data la possibilità di esercitare il diritto di recesso. Questo permetterebbe di ottenere il risultato massimo senza esborsi miliardari che sarebbero avvenuti passando da un'Opa residuale.

L'addio alla Borsa di Mediobanca è un passo epocale, dal momento che la prima banca d'investimento italiana - che continuerà la sua esistenza al di fuori dei listini - abbandona Piazza Affari dopo 70 anni. Il focus adesso si sposta sulla presentazione del nuovo piano industriale di Mps, che verrà presentato dal ceo Luigi Lovaglio il prossimo 27 febbraio a Milano, probabilmente nella sede di Piazzetta Cuccia. Qualche elemento emerge però dal comunicato di Rocca Salimbeni il quale precisa che all'interno del perimetro di Mediobanca finirà il private banking di fascia alta: oggi, potenzialmente corrispondenti a questo identikit, in Mediobanca ci sono circa 600 advisor premier oltre ai circa 140 professionisti della divisione private banking e Cmb Monaco.

Sulla carta, quindi, non dovrebbe essere compresa la rete di circa 700 consulenti finanziari che oggi fanno parte di Mediobanca Premier. Il nuovo piano industriale sarà dirimente per capire l'assetto definitivo del gruppo, in attesa della lista del cda che dovrebbe arrivare intorno al 3 marzo.

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