Bassetti: «Compro le opere che mi emozionano»

«Ma poi è un investimento?»: Philippe Daverio il 19 giugno (al Superstudio Più) porrà questa provocatoria domanda a tre generazioni di collezionisti, allo scopo di indagare il magmatico panorama del mercato dell'arte in Italia e i possibili sviluppi futuri. Al tavolo Beatrice Trussardi, trentenne che investe in arte e che con le scelte della sua Fondazione, il cui direttore artistico è Massimiliano Gioni fa sempre parlare di sé. Accanto a lei, Francesco Micheli, noto imprenditore con la passione per l'arte e per il mecenatismo. Insieme a loro Aldo Bassetti, ingegnere, imprenditore, appassionato di architettura e design, da quindici giorni anche presidente dell'associazione Amici di Brera, che sostiene di interventi di restauro o di donazioni alla Pinacoteca.
«Mi considero un collezionista spurio - commenta Aldo Bassetti, che non si serve di alcun consulente per il suoi acquisti -, la mia scelta è guidata da un meccanismo emozionale legato a ciascuna opera e non ho mai fatto selezioni specifiche a priori: possiedo opere del Cinquecento così come lavori di Arte povera e non mi sono mai concentrato su un artista o una corrente in particolare. Se l'arte è un investimento? Accolgo con piacere e curiosità la provocazione di Daverio: sono interessato a conoscere l'opinione di quanti, come i banchieri e i finanzieri, si accostano a questo mondo».
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