Berlusconi: "La nostra missione è fondamentale" Calderoli: serve stare lì? Bossi: andarsene è fuga

Il premier sottolinea "l'importanza della missione in Afghanistan per la stabilità e la pacificazione dell'area". Frattini: "Missione fondamentale". Bersani: "Serve riflessione". Di Pietro: "Il parlamento torni ad occuparsi della missione". Il cordoglio di Napolitano

Berlusconi: "La nostra missione è fondamentale" 
Calderoli: serve stare lì? Bossi: andarsene è fuga

Roma - Il mondo della politica si stringe intorno ai familiari dei militari italiani vittime dell'attentato in Afghanistan. Anche se a prevalere, in un momento così tragico, è il senso di responsabilità, non mancano i distinguo di chi chiede al parlamento di ripensare il ruolo delle nostre missioni all'estero, in primis quella a Kabul. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appresa la notizia del grave attacco terroristico ha inviato messaggi alle famiglie del sergente Ramadù e del primo caporal maggiore Pascazio, chiedendo poi al Capo di Stato maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini, di far pervenire il suo incoraggiamento al primo caporal maggiore Scirè e al caporale Buonacucina, feriti nell’attacco.  

Berlusconi: presenza strategica La missione in Afghanistan resta "fondamentale per la stabilità e la pacificazione di un’area strategica". "Berlusconi - si legge in una nota di Palazzo Chigi - ha espresso il profondo cordoglio, suo personale e dell’intero governo, alle famiglie dei militari caduti. E ha inviato il suo augurio a quelle dei soldati feriti. Il presidente ha sottolineato al tempo stesso la fondamentale importanza della missione in Afghanistan per la stabilità e la pacificazione di un’area strategica".

Calderoli: questi sacrifici valgono a qualcosa? "Nessuna decisione sarà presa unilateralmente ma insieme a livello internazionale". Lo dice Roberto Calderoli, ospite di La Telefonata su Canale 5, a proposito della eventuale decisione del governo italiano di lasciare l’Afghanistan dopo le ultime due nuove vittime italiane. L’esponente leghista non nasconde le perplessità del Carroccio sulla missione a Kabul e sottolinea: "Al di là delle vite umane che fanno spaccare il cuore, bisogna verificare se questi sacrifici servono o meno a qualcosa".

Bossi: "Andarsene sarebbe fuga" "Io non penso che possiamo scappare, la nostra sarebbe sentita dal mondo occidentale come una fuga difficilmente spiegabile". Lo ha detto Umberto Bossi commentando l’attentato ai militari italiani in Afghanistan e rispondendo alla domanda sul possibile ritiro del nostro contingente. "Il nostro paese - ha aggiunto - non può andarsene da solo. C’è l’Occidente che si è impegnato a fermare il terrorismo". "Io non penso che possiamo scappare", ha ribadito Bossi, "probabilmente avrebbe delle conseguenze gravi sul governo". "Le guerre non sono un bella cosa - ha proseguito Bossi - perché poi ci sono i morti. Questo è un governo che guarda le cose come sono, che ha degli alleati e che la parola data la mantiene. Quindi - ha concluso il Senatur - bisogna ricordare chi muore per una causa importante".

Fini: presidio contro le forze del terrore  Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha mandato un messaggio inviato al capo di stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini. "Nell’apprendere la tragica notizia dell’attentato, desidero manifestarle -scrive Fini- i sensi della più intensa vicinanza mia personale e della Camera dei deputati alle forze militari italiane impegnate in Afghanistan. L’impegno dei nostri soldati, insieme a quello degli alleati, costituisce un presidio contro le forze del terrore e della destabilizzazione, rappresentando un insostituibile baluardo in un area martoriata dai conflitti innescati dal fanatismo fondamentalista. Soprattutto in momenti così tragici è necessario stringersi intorno ai nostri militari e ribadire convintamente la determinazione a proseguire nel nostro impegno fino al conseguimento degli obiettivi della missione internazionale".

Cesa: politica ora eviti incertezze Oltre a esprimere il proprio cordoglio il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, sottolinea che "in Afghanistan, come in ogni altra parte del mondo, i nostri militari svolgono con indomabile coraggio e dedizione il loro ruolo di pacificazione e di sostegno alla popolazione, lavorando spesso in condizioni difficili e mettendo ogni giorno a rischio la loro vita per un ideale di pace". Proprio per questo, aggiunge Cesa, "la politica, sempre divisa su tutto, dovrebbe capire da sola l’importanza di sostenere l’opera dei nostri soldati, evitando incertezze che complicano solo le cose, specie in uno scenario di estrema pericolosità come quello afghano". Una cosa deve essere chiara: qualsiasi scelta sul futuro della missione di pace in Afghanistan - conclude Cesa - deve essere presa in sede internazionale con i nostri alleati e senza piegarsi al ricatto del terrorismo".

Bersani: ora serve una riflessione Il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, chiede "una riflessione, una discussione" da fare in parlamento sulle missioni internazionali dei militari italiani e in particolare quella in Afghanistan. "Certamente noi non possiamo consentire che i talebani sconfiggano l’intera comunità internazionale, questo no, ma bisogna che riflettiamo - ha proseguito il leader del Pd - sull’evoluzione di quella missione come sta per altro facendo il presidente Obama che ha espresso l’esigenza di un atto di responsabilità del governo afgano, un coinvolgimento più diretto e impegnativo per le potenze confinanti". Bersani auspica quindi "un’evoluzione rapida della missione in Afghanistan, da una missione che fronteggia i talebani, a una missione in appoggio al governo afgano".

Di Pietro: discutere la nostra presenza "Non è questo il momento per ribadire la necessità di porre fine alla nostra presenza in quei territori - afferma il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro -. Oggi è il giorno del dolore e della solidarietà, ma occorre che al più presto il parlamento affronti seriamente la questione della rischiosa presenza dei nostri militari, coinvolti non in una missione ma in una guerra, e proponga una exit strategy".

Frattini: missione fondamentale "La missione in Afghanistan è una missione fondamentale per l’Italia. Una missione di pace che continuerà", ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini. La missione italiana in Afghanistan, ha aggiunto il ministro, "è una missione di pace in cui le nostre donne e i nostri uomini lavorano per la nostra sicurezza e per il bene del popolo afghano".

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