Bernanke: «Recessione finita» Draghi: «Ora le nuove regole»

Banchieri centrali ottimisti sull’andamento dell’economia globale e dei mercati. Sia il presidente della Fed Ben Bernanke da Washington, sia il governatore di Bankitalia Mario Draghi da Parigi - dove ha presieduto una riunione del Financial Stability Board dedicata al prossimo summit del G20 - sostengono che la recessione dal punto di vista tecnico è terminata e che i mercati finanziari sono in via di normalizzazione. Secondo Bernanke, «probabilmente la recessione è finita», anche se il ritmo del ritorno alla crescita nel 2010 sarà «moderato» e la disoccupazione resterà elevata negli Usa, superando l’attuale livello del 9,7%. Inoltre, il sistema «ombra» che consentiva alle banche di inserire i prestiti come i mutui subprime in prodotti finanziari, «almeno nel medio termine non tornerà alle dimensioni che aveva in precedenza». Bernanke è anche fiducioso che il Congresso approverà la riforma dei mercati finanziari proposta dall’amministrazione Obama.
Negli ultimi mesi, afferma a sua volta Draghi, sono stati registrati «segnali incoraggianti» e i mercati stanno tornando alla normalità, sebbene restino problemi quali la debolezza dei flussi creditizi. Se è vero che la crisi rende necessario il rafforzamento patrimoniale delle banche, spiega, questo non deve essere fatto in modo da bloccare il credito alle famiglie e alle imprese.
Secondo il presidente del Fsb, non bisogna perdere l’occasione per definire le nuove regole per i mercati finanziari: regole che saranno esaminate al summit di Pittsburgh dai capi di Stato e di governo del Gruppo dei Venti. I ministri finanziari del G20, l’altra settimana a Londra, hanno incaricato il Financial Stability Board di elaborare per Pittsburgh una proposta per i limiti ai compensi e ai bonus dei banchieri. Una questione delicata «su cui stiamo ancora lavorando», chiarisce Draghi, che comunque presenterà a Pittsburgh una proposta. Il gruppo, spiega il governatore di Bankitalia, sta lavorando su tre pilastri: la governance delle istituzioni finanziarie, la struttura delle retribuzioni e la trasparenza. A Londra è emerso un consenso sulla necessità di legare i bonus dei banchieri alle performance di medio periodo, con la clausola di restituzione in caso di andamenti negativi. «Finora - spiega Draghi - la politiche retributive delle banche erano terreno off limits per i supervisori, mentre adesso definiremo delle linee-guida in modo che le autorità di controllo possano intervenire su questo terreno».
La limitazione dei compensi e dei bonus dei banchieri sta molto a cuore al presidente francese Nicolas Sarkozy, che ieri sera ha incontrato a cena all’Eliseo il premier britannico Gordon Brown per discutere l’argomento: il governo britannico è fra quelli che, dichiarazioni di principio a parte, frenano su norme troppo rigide che metterebbero in pericolo la piazza finanziaria londinese. Uno scambio di valutazioni sui temi di Pittsburgh c’è stato ieri anche fra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il primo ministro australiano Kevin Rudd. Nel corso di una telefonata, i due premier hanno convenuto sulla necessità che il prossimo G20 adotti «misure forti» per fermare la speculazione sui mercati finanziari, sulle materie prime e sui prodotti agricoli.
La seconda questione all’ordine del giorno è la strategia di uscita dalla crisi. La exit strategy non può essere affrontata dai diversi Paesi in ordine sparso, ma in maniera coordinata. «Bisogna definire in maniera condivisa quando e come le misure di uscita vanno decise», dice Draghi. Bonus, exit strategy, segnali di ripresa economica, riforme per i mercati finanziari saranno al centro di un vertice straordinario dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea, convocato dalla presidenza svedese per preparare una posizione comune in vista del G20. Anche il Fondo monetario internazionale interviene sulla questione, invitando i governi a proteggere la «solvibilità fiscale» tutelando la tenuta dei conti pubblici. Per ritirare le misure anticrisi è ancora troppo presto, afferma il Fmi, e tuttavia i governi devono lavorare insieme per preparare un «ordinato e graduale ritiro». Anche in campo finanziario, dice il «numero due» del Fondo John Lipsky , serve «più coordinamento a livello globale».

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