Cronache

Biasotti ci crede: «La Liguria sarà la locomotiva del Nord»

Biasotti ci crede: «La Liguria sarà la locomotiva del Nord»

(...) futuro - esordisce Biasotti facendo gli onori di casa -. L’occasione che abbiamo di fronte è fondamentale». Unica, probabilmente, perché dal centrodestra sono stati chiari: se a questo giro non si cambia colore politico si rischia un isolazionismo che potrebbe costare caro alla nostra regione. «C’è la possibilità di cambiare passo, creare il sistema del Nord che garantisca ricchezza e lavoro per noi e per le generazioni future» incalza il deputato Pdl. Un patto firmato Sandro Biasotti, Roberto Formigoni, Roberto Cota e Luca Zaia, siglato a Genova non a caso. Segnale di quanto il Carroccio, come il Pdl, ritengano fondamentale la svolta politica anche in Liguria ed è lo stesso Biasotti a spiegare il perché e quali possono essere i «colpi» che la Liguria può segnare nel rilancio del paese: «Siamo una terra di grande cultura e tradizione. Economicamente abbiamo rappresentato per tanto tempo uno dei pilastri del Nord e la Liguria può tornare ad essere uno dei vertici del triangolo industriale che ha fatto grande l’Italia». Un triangolo che si trasforma in rombo e lo sottolinea lo stesso Biasotti quando spiega che «con l’aggiunta del Veneto si trasformerà nel quadrilatero che garantirà lo sviluppo del Paese». Poi improvvisa arriva la stoccata a Casini: «Dice che è un mio amico, ma quale amico, è una faccia di tolla - dice il deputato - quella che fa non è politica di là c’è un’arlecchinata non una coalizione».
Poi Bossi accelera: «L’alleanza tra Liguria, Veneto, Lombardia e Piemonte è fondamentale: e qui l’obiettivo è vincere». Il leader del carroccio arriva a Genova dopo aver «spinto» ad Albenga la candidata sindaco Rosy Guarnieri: «Devi dare le ali ad Albenga che deve iniziare a volare. Se tu verrai eletta io verrò qui in vacanza, porterò tanti piemontesi e lombardi che sono miei amici e che si guadagnano la vita senza spacciare». Gli dà man forte Luca Zaia: «Noi siamo la concretezza estrema, la lobby del Nord. Possiamo andare a Roma e chiedere insieme grandi progetti. Facciamo squadra e avremo grandi risultati»
Il patto di Genova comunque viene siglato davanti agli occhi di altri tre ministri Umberto Bossi, Roberto Maroni e Giulio Tremonti perché possa segnare la strategia economica comune a tutto il territorio.
I candidati presidenti si sono impegnati a collaborare su temi specifici, obiettivi concreti e logiche già pianificate che possono essere avviate da domani. A partire da Terzo valico e reti europee che possano accrescere la interrelazioni mercantili e tecnologiche fra queste aree. La collaborazione delle altre tre Regioni con la Liguria per lo sviluppo dei porti di Genova, Savona e La Spezia che fanno così del mar Ligure il punto di forza dello sviluppo economico «padano» e vede nell’oltre Appennino la sede naturale delle funzioni logistiche e interportuali. Spazio anche al terziario con un’intesa per la proposta turistica verso l’estero che possa proporre offerte integrate per differenti peculiarità artistiche, storiche e territoriali. Sul tema della ricerca e del settore bio medicale è stata individuata l’eccellenza ligure dell’Iit quale modello da estendere a progetti di integrazione che possano contare sulla collaborazione delle Università e del mondo delle imprese.
Non solo spunti, dunque, ma impegni concreti e realizzabili con l’affinità politica tra governatori. Ma dal centrodestra il messaggio è chiaro: il miracolo è possibile solo se la Liguria decide per il cambiamento. Biasotti sembra crederci come alla vigilia di quel 16 aprile 2000: «Sono ottimista, lo sento stando in mezzo alla gente: cresce la voglia di cambiare».

Commenti