Blair tiene duro sull'Iraq: "Rimozione di Saddam? Non ho alcun rimpianto"

"Dopo l'11 settembre cambiammo idea su Saddam, sulla sua rimozione non ho rimpianti", lo ha dichiarato l’ex premier britannico Tony
Blair deponendo davanti alla commissione d’inchiesta sulla guerra in Iraq

Londra - "Se l’11 settembre non fosse avvenuto la nostra valutazione sarebbe stata diversa. Ma dopo l’11 settembre, il nostro punto di vista e quello degli americani cambiò radicalmente" - ha affermato Blair- "Fino all’11 settembre ritenevano che (Saddam Hussein) rappresentasse un rischio che doveva essere contenuto. Dopo l’11 settembre il calcolo del rischio cambiò in maniera cruciale". "Da quel momento in poi, Iran, Libia, Nord Corea, Iraq, tutto questo doveva essere fermato". Tuttavia all’incontro con il presidente americano George Bush nel suo ranch di Crawford, nell’aprile 2002, non ci fu nessun patto segreto per lanciare la guerra ma solo, ha assicurato Blair, l’impegno ad affrontare assieme la minaccia. Allora il cambiamento di regime era una delle "opzioni" e la ricerca del metodo per raggiungere questo scopo era "aperta". Quando poi gli Stati Uniti decisero per la guerra, Bush disse all’allora primo ministro britannico che "avrebbe capito" se Londra non lo avesse seguito.

"Era giusto stare accanto agli Usa"
"Dissi allora con forza, e lo faccio ora - ha dichiarato Blair- che era giusto per noi stare a fianco all’America". La testimonianza di Blair rappresenta uno dei momenti culminanti dell’inchiesta condotta dalla commissione indipendente di cinque persone guidata da John Chilcott. L’ex premier è arrivato in anticipo da una porta sul retro, per sfuggire ai manifestanti pacifisti che lo aspettavano all’esterno. Tensione anche fra i parenti di alcuni soldati uccisi in Iraq. "Mi sento nauseata, ha un sorrisetto compiaciuto e le famiglie sono molto arrabbiate", ha commentato all’esterno dell’aula Rose Gentle, madre di Gordon, ucciso da una mina a Bassora nel 2004.


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