Bondi lancia Biasotti: «Con lui la Liguria tornerà protagonista»

Bondi lancia Biasotti: «Con lui  la Liguria tornerà protagonista»

«Ho visto la faccia di Burlando, oggi. Mamma mia, com’era abbacchiato!». Ancora: «Se vinco io, la sindaco Vincenzi va a casa. In due anni, ha ridotto la città a un disastro inimmaginabile». E come se non bastasse: «Il Comune vuol fare un gassificatore per i rifiuti, invece di un normale termovalorizzatore. Ce n’è uno solo al mondo a Osaka. Se si rompe il nostro, dobbiamo chiamare i giapponesi». Ci pensa Sandro Biasotti a galvanizzare il pubblico venuto all’Hotel Bristol per dare il benvenuto all’altro Sandro, il ministro Bondi, in occasione del rush finale della campagna per le regionali. Il candidato del centrodestra e oltre al vertice di De Ferrari si mostra fiducioso e rilancia a Bondi, titolare dei Beni e delle attività culturali: «Anche la cultura è fondamentale. Mi sembra opportuna una mappatura dei musei, per privilegiare i più importanti. Non come la Vincenzi - insiste Biasotti - che alla Borsa del turismo ha promosso Genova come sede del gay pride». Ma è il senatore Luigi Grillo a sottolineare l’esigenza del rilancio per mezzo delle infrastrutture. «Solo così, in sinergia con un sistema portuale efficiente, la Liguria diventerà di nuovo protagonista dell’Italia del Nord». Concordano, seduti nelle prime file, numerosi esponenti del Pdl e della coalizione: fra gli altri gli onorevoli Manuela Repetti e Roberto Cassinelli, il vicecoordinatore provinciale vicario Gian Nicola Amoretti, che non si perde un appuntamento politico sul territorio («il momento richiede la massima solidarietà e l’unione delle forze - dichiara - per battere la sinistra»), i consiglieri comunali Lilli Lauro, Giuseppe Cecconi, Emanuele Basso, lo stakanovista Beppe Costa. In sala, l’atmosfera è caldissima, anche per via del condizionamento che non è tarato per il pienone. Lo capisce il coordinatore ligure del Pdl, onorevole Michele Scandroglio, che taglia il suo intervento - in cui trova il modo di bacchettare «chi fa l’uccello del malaugurio» - e dà la parola a Bondi. Misurato, razionale, conciso, ma anche pronto alla battuta arguta a effetto, il ministro non promette sfracelli, com’è nel suo stile, ma fa un’analisi lucida che comprende anche Genova e la futura collaborazione con Biasotti. Tanto basta e avanza, all’uditorio, per tributargli l’applauso.

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