Di fronte ai timori di una bolla, la razionalità è spesso la prima a lasciare la stanza. Wall Street sembra ormai vivere in uno stato di ipersensibilità, dove ogni sussurro viene interpretato come il rintocco di una campana a morto. Nell'ultimo mese tali timori hanno mietuto molte vittime sul mercato. Questa volta, la falce era nelle mani di Critini Research, che attraverso un rapporto circolato sui social, ha tratteggiato un 2028 in cui la rivoluzione tecnologica, invece di generare ricchezza, finisce per cannibalizzare l'economia reale. Per essere precisi, Critini ha raccontato del 2028 come dell'anno in cui la rivoluzione dell'IA avrà causato una disoccupazione di oltre il 10% tra i colletti bianchi, innescando una spirale recessiva fatta di calo dei consumi e insolvenze di massa sui prestiti garantiti da software. Indicando, come i più colpiti, i servizi di consegna di cibo a domicilio e le società di carte di credito. Ma in questo futuro, anche i luoghi ritenuti protetti dal valore delle relazioni umane si sono rivelati fragili. «Il settore immobiliare, dove gli acquirenti avevano tollerato commissioni del 5-6% per decenni a causa dell'asimmetria informativa tra agente e consumatore, è crollato quando l'IA, dotata di accesso a decenni di dati di transazione sono riusciti a replicare istantaneamente la knowledge base», si legge nel rapporto che indica che nel 2027 una quota crescente di transazioni chiudeva senza alcun agente umano a fare da intermediario.
Questo report, pur essendo stato pubblicato solo sui social e non da qualche profilo già ben conosciuto, ha innescato un'isteria immediata e un sell-off di azioni nei settori delle consegne a domicilio, pagamenti e software. Lunedì, per esempio, le azioni Ibm hanno chiuso in ribasso del 13%, segnando il calo giornaliero più pesante dall'ormai lontano 2000. La fuga degli investitori non si è fermata qui: nomi del calibro di DoorDash, American Express, Kkr e Blackstone hanno lasciato sul terreno oltre il 6%, seguiti a ruota da Uber, Mastercard e Visa, tutte in contrazione del 4% o più. Sembra un paradosso: quello di un mercato che scappa davanti a un'ombra proiettata su un muro.
Tuttavia, mentre una parte di Wall Street si chiudeva in trincea, a Menlo Park si scriveva una storia opposta. Quasi a voler smentire il pessimismo dilagante, Meta ha scelto proprio questo momento per annunciare un investimento di proporzioni bibliche. La casa madre di Facebook ha infatti siglato un accordo da 100 miliardi di dollari con Advanced Micro Devices (Amd) per blindare la propria infrastruttura tecnologica. L'operazione non è solo una fornitura di hardware, ma un vero e proprio arroccamento strategico: Meta acquisirà una quota del 10% in Amd e si assicurerà circa 6 gigawatt di potenza di calcolo, una quantità di energia paragonabile a quella necessaria per alimentare milioni di abitazioni.
Il contrasto che ne emerge è quasi surreale.
Da un lato abbiamo investitori che svendono titoli storici per paura che l'IA renda i consumatori troppo poveri per spendere; dall'altro, i giganti della Silicon Valley che scommettono cifre pari al Pil di intere nazioni per costruire quella stessa tecnologia. Resta da capire chi stia vedendo più lontano.