Standard & Poor’s ha confermato il rating dell’Italia «BBB+» e ha alzato l’outlook da stabile a positivo. È quanto emerso ieri dall’aggiornamento delle tabelle dell’agenzia di valutazione. «Le prospettive positive riflettono la nostra aspettativa che, nonostante la persistente incertezza nel commercio internazionale, il settore privato continuerà a sostenere i surplus delle partite correnti» mentre il settore pubblico «dovrebbe ridurre gradualmente il suo indebitamento netto, avviando il debito su una lenta traiettoria discendente entro il 2028», ha affermato S&P.
Per il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti (in foto), «la traiettoria di maggiore credibilità verso l’Italia non conosce soste: il lavoro paga». L’update non è, infatti, una mossa inaspettata.
Da mesi sul mercato gli analisti discutono di un possibile ritorno dell’Italia nel club della «singola A», ossia nel novero delle valutazioni del debito pubblico che indicano affidabilità e stabilità. Circostanza che, finora, ha riconosciuto solo Dbrs ma sulla quale il mercato chiama in causa - oltre a S&P - anche Moody’s e Fitch. Per avere un’idea di quanto un miglioramento del giudizio sia coerente con il quadro macroeconomico basta guardare non solo alla prospettiva di rientro a breve termine del rapporto deficit/Pil sotto il 3% con conseguente uscita dalla procedura Ue di disavanzo eccessivo, ma anche agli altri fondamentali macroeconomici.
Ieri l’Istat ha certificato un nuovo record sul livello minimo di disoccupazione e ha stimato un Pil in crescita sopra le attese dello stesso Documento programmatico di finanza pubblica. Confindustria, inoltre, ha riscontrato un trend positivo sulla produzione e un rallentamento della pressione sui prezzi. I numeri sono nero su bianco, difficili da ignorare anche per l’opposizione, e raccontano di un Paese che continua a crescere. L’Istat ha fotografato un mercato del lavoro in salute, con gli indici di disoccupazione al minimo dal 2004. A dicembre il tasso è infatti sceso ulteriormente (5,6%), dopo aver già toccato a novembre (5,7%) il livello più basso dall’inizio delle serie storiche nel 2004.
Anche il Pil ha lanciato altri segnali di ripresa a fine anno, sorprendendo in positivo. Nel quarto trimestre del 2025, il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente portando il dato 2025 a +0,7% su base annua.
Se a questo si aggiunge che da settimane lo spread tra il Btp decennale e l’omologo Bund tedesco si attesta ai minimi pre-crisi di 60 punti base con i rendimenti scesi sotto la soglia del 3,5%, si può ben comprendere come il ritorno alla «singola A» sia già nell’ordine delle cose.