Brooke, la neonata che non invecchia mai

Ha 17 anni ma dimostra sei mesi: è alta 75 centimetri, pesa 8 chili e cammina gattoni: le sono cresciuti soltanto i denti da latte e non ha ancora imparato a parlare. Gli scienziati: "La sua malattia è un mistero"

Brooke, la neonata  
che non invecchia mai

Ti nasce un figlio. E subito dici: come sarebbe bello se rimanesse così per tutta la vita... È una frase sciocca, una delle tante che si pronunciano quando per la prima volta ti ritrovi con quel fagottino tra le mani. Come sarebbe bello se rimanesse così per tutta la vita... Ma sai che non è possibile, che non potrebbe mai succedere; e che - se accadesse davvero - sarebbe un incubo. Lo stesso incubo che sta vivendo la famiglia Greenberg.

E dire che quella mattina di 17 anni fa mamma e papa Greenberg volavano su nuvole di gioia: Brooke era appena nata, bellissima. Lei cresce regolarmente per 6 mesi, poi il suo orologio biologico improvvisamente si blocca. Le lancette non hanno più ripreso a girare. Brooke è come se fosse entrata in uno stato di «ibernazione» che la imprigiona: sono trascorsi 17 anni, ma lei continua ad avere corpo e cervello di una creatura di 6 mesi: è alta 75 centimetri, pesa otto chili, cammina gattoni, le sono cresciuti soltanto i dentini di latte e non ha ancora imparato a parlare.

Nel frattempo le sue sorelle sono passate dall’asilo al diploma di scuola superiore, i suoi genitori sono invecchiati di oltre tre lustri, i suoi nonni sono morti. Solo lei - la «piccola» Brooke - rimane la stessa. Immutabile. A causa di un impazzimento del Dna.
La sua cartella clinica riporta una frase che pare stralciata da un trattato di fantagenetica: «La paziente ha 17 anni, ma ha ancora il fisico e il comportamento di un bebè di 6 mesi». La storia di Brooke - «La ragazzina rimasta congelata nel tempo» - è stata raccontata dal Times, ma a svelare il mistero della sua malattia dovranno essere ora gli scienziati. Il sospetto degli esperti è che il Dna di Brooke possa mancare del gene che governa l’invecchiamento umano; da questo caso potrebbero emergere scoperte in grado di indicare nuove terapie per le malattie legate all’età, illuminando i lati ancora oscuri del fenomeno della senescenza.

«Riteniamo - afferma il professor Richard Walker, intervistato dal Times - che la condizione di Brooke ci presenti un’opportunità unica per comprendere il processo dell’invecchiamento. Crediamo che abbia una mutazione nei geni che controlla il suo invecchiamento e sviluppo al punto che sembra esser stata congelata nel tempo. Se potremo confrontare il suo genoma con uno normale, potremmo essere in grado di individuare quei geni e capire esattamente che cosa fanno e come controllarli».

Questa ricerca sarà questa settimana al centro di una conferenza della Royal Society di Londra, alla quale parteciperanno i più importanti ricercatori del mondo sull’invecchiamento. Gli scienziati sono convinti che questo sia regolato da pochi geni, il caso di Greenberg potrebbe aiutare a identificarli.

All’apparenza, la bambina, che vive con i genitori e tre sorelle del tutto normali in un sobborgo di Baltimora, sembra in tutto e per tutto un bebè di pochi mesi. Per 17 anni i genitori hanno continuato a cambiarle i pannolini o a darle ciucciotti. Brooke gattona e sorride; sorride e gattona. Tuttavia non ha mai appreso a parlare e ha ancora i suoi denti da latte. Ha però avuto anche gravi problemi di salute che più volte ne hanno minacciato la vita.

«Brooke è una bambina meravigliosa - dice suo padre Howard Greenberg - è molto pura. Borbotta come un bebè di 6 mesi, ma comunque comunica e noi sappiamo sempre che cosa vuol dire. Quando, con mia moglie, la guardiamo nella culla ci commuoviamo: le nostre sono un po’ lacrime di gioia, un po’ lacrime di dolore. Acconsentire all’esame del suo Dna? Certo che diremo di sì, soprattutto se questo potrà aiutare altri».

«La nostra ipotesi - spiega ancora il ricercatore Walker - è che soffra di un danno di uno o più geni che coordinano il modo in cui il corpo si sviluppa e invecchia. Se possiamo usare il suo Dna per trovare un gene mutante, allora potremo fare dei test in laboratorio per vedere se possiamo “spegnere” e arrestare a piacere il processo di invecchiamento». «Questo - conclude con enfasi lo scienziato - potrebbe darci un’opportunità di rispondere semplicemente alla questione del perché siamo mortali». «Semplicemente»? No, non è la parola giusta.

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