Alberto Toscano
da Parigi
Un altro incendio gravissimo, dopo quello che provocò 24 vittime lo scorso aprile, ha devastato un palazzo parigino adibito allaccoglienza degli immigrati africani bisognosi dassistenza. Stavolta i morti sono 17, di cui 14 bambini. I feriti, ancora ricoverati negli ospedali della capitale, sono 26, due dei quali in condizioni molto gravi. Lincendio si è scatenato con violenza al pian terreno di uno stabile che conta altri sei piani ed è situato allinizio del boulevard Vincent Auriol, sulla rive gauche della Senna, in una zona in rapida trasformazione urbanistica e sociologica (a qualche centinaio di metri dal moderno palazzo della Grande Biblioteca).
Il fuoco è partito - per ragioni ancora tutte da appurare - poco dopo la mezzanotte tra giovedì e ieri, sotto la tromba delle scale. Il fatto che queste fossero di legno e che, allultimo piano del palazzo, fosse rimasta aperta una finestra ha favorito il rapido propagarsi delle fiamme. Giunti immediatamente sul posto, 210 pompieri hanno impiegato tre ore per venire a capo dellincendio.
Nello stabile vivono stabilmente circa 140 persone, tutti immigrati dai Paesi africani e in particolare da Mali e Senegal. La cifra esatta non si può sapere perché i titolari delle stanze o dei piccoli appartamenti avavano fatto affluire amici e parenti. In certe stanze vivevano una decina di persone. Per di più il palazzo degli immigrati era sempre aperto. Giorno e notte. Al momento del dramma coloro che si trovavano ai piani superiori si sono sentiti soffocare e si sono affacciati alle finestre con lintenzione di lanciarsi nel vuoto. I pompieri li hanno allora convinti a resistere nellattesa dessere tratti in salvo grazie alle scale disposte sugli automezzi. Le vittime sono state prima asfissiate e poi divorate dalle fiamme. Alcuni corpi sono irriconoscibili.
Ieri sera i poliziotti trascinavano oggetti semicarbonizzati fuori dallo stabile parigino, completamente circondato da un cordone di sicurezza disposto dagli agenti per evitare che linchiesta possa essere intralciata dal ritorno degli ex inquilini sul ruolo del disastro. Si tratta di uninchiesta molto complicata perché è difficile scegliere tra la pista accidentale e quella dolosa. La sola certezza, stando a quanto affermato dalle fonti della magistratura parigina, è che non può essersi trattato di un corto circuito: sul luogo da cui si sono sprigionate le fiamme - individuato con precisione - non si trovano cavi elettrici. Nellipotesi di una causa dolosa dellincendio, ci si chiede ovviamente quale sia stato il movente di un simile gesto. Circolano le ipotesi più disparate e anche fantasiose, come quella di un tentativo di far sloggiare gli immigrati per sfruttare in modo economicamente più interessante questa parte di un quartiere in cui il metro quadrato sta diventando prezioso.
Le polemiche politiche sono furibonde quasi quanto le fiamme. Il sindaco socialista di Parigi, Bertrand Delanoë, ha accusato il governo di centrodestra di non fare abbastanza per il finanziamento delledilizia popolare nella capitale. Il ministro del Lavoro Jean-Louis Borloo si è recato sul luogo della tragedia, ma è stato insultato pesantemente da un gruppo di persone, presentatesi come inquilini dello stabile distrutto. Il ministro dellInterno Nicolas Sarkozy ha rispedito al mittente le accuse del sindaco e ha disposto un censimento della situazione dei palazzi parigini che ospitano gli immigrati grazie allopera delle associazioni caritative. Una delle più prestigiose tra queste - Emmaus dellAbbé Pierre - era la responsabile del palazzo andato distrutto dalle fiamme.
Lemozione dellopinione pubblica è moltiplicata dalla drammatica coincidenza dei due incendi successivi, che hanno semidistrutto a Parigi altrettanti palazzi abitati da immigrati (nel primo caso in maggioranza clandestini, nel secondo quasi tutti regolari). In aprile andò in cenere lHotel de lOpéra, albergo centralissimo che - a dispetto del suo nome pomposo - era in condizioni cadenti.
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