Caccia ai killer del carabiniere Ritrovate le due auto dei banditi

La Lancia Thema nascosta nei campi. La Passat gettata in un torrente

da Perugia

La parola d’ordine ora è trovare gli assassini. È una battuta di caccia. Si cerca tra Montecorona e Pietralunga, tra i paesi e le campagne di Perugia, ma anche in Umbria, Toscana, Romagna, Marche. Si cerca il commando di quattro banditi che ha rapinato il Monte dei Paschi a Umbertide, gli uomini, forse con un accento slavo, che hanno ucciso un carabiniere e ferito un altro militare e due passanti. Tutto per una manciata di euro: ventimila.
Non si sa ancora dove si nascondono i fuggiaschi. Qualcuno pensa che siano in zona. Forse non hanno avuto tempo di allontanarsi, visto che dopo la sparatoria la polizia ha chiuso tutte le strade con posti di blocco. Ieri pomeriggio sono state ritrovate le auto con cui sono scappati. La Lancia Thema, rubata in provincia di Forlì, era nascosta in una strada sterrata in mezzo ai campi a Montecorona. L’altra vettura, una Passat, è stata scaraventata in un torrente vicino a Montone. L’auto era stata strappata a un’anziana signora, a cui i banditi hanno sparato alle gambe, spappolandole. I rapinatori sono fuggiti in direzione opposta.
Il rumore e il ricordo della rapina è ancora nell’aria. Gli investigatori ritengono che i banditi abbiano sparato non meno di 30-35 colpi, in rapida successione. Questo dimostra che non hanno avuto alcuna remora, che erano lì pronti a tutto. E infatti hanno ucciso, ferito, sparato senza problemi. Si pensa che siano professionisti e agiscono come un commando militare.
Sante Fiorucci, uno dei feriti, ex capostazione delle Ferrovie, è ricoverato nel reparto di chirurgia generale dell’ospedale di Umbertide. «Sto abbastanza bene perchè mi hanno colpito sulla gamba e sulla coscia - racconta - la pallottola è entrata e uscita, senza ledere organi vitali e la gamba è in buono stato. Io andavo con la mia macchina, una Spider, nei pressi della banca ad un certo punto mi sono trovato davanti a me un ragazzo sui trenta anni che mi ha detto: ferma, ferma, ferma. Lui è venuto contro la mia macchina, è salito sul cofano ed è scivolato giù, poi mi ha sparato alla gamba. Preso dalla paura ho accelerato, lui è rimasto attaccato allo sportello, aveva un sacco nero, forse i soldi e una pistola, poi quando ho accelerato ancora, forse perché andavo troppo veloce, ha lasciato la presa». Fiorucci racconta poi di non essersi reso conto subito di essere stato ferito. «Ho avuto paura, ero preoccupato per la gamba, temevo che mi avessero colpito il femore. Ho pensato, ecco questo ora mi spara più colpi. Lui poteva dirmi tranquillamente di scendere e io gli avrei dato la macchina, invece ha aperto e ha sparato». La madre di Donato Fezzuoglio, il giovane carabiniere ucciso, ha percepito presto la tragedia. Ha sentito alla radio la notizia della rapina. Sapeva che suo figlio era in servizio. Ore d’angoscia e di attesa. Telefona al cellulare del figlio. Non risponde. Telefona al comando dei carabinieri. Ed è la fine di ogni speranza.
Domani ci saranno i funerali, a Bella, il paese natale di Donato, in provincia di Potenza. Ieri c’è stata un’altra rapina a Città di Castello, in una Cassa di Risparmio. Anche questa volta i banditi sono scappati.

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