Tra le periferie, sicuramente la più eterogenea sotto molteplici aspetti, quella che gravita attorno a via Padova. Al punto che ci vanno davvero molto cauti gli investigatori - i carabinieri della Compagnia "Porta Monforte" e della sezione Omicidi del Nucleo investigativo del comando provinciale agli ordini del colonnello Antonio Coppola e guidati dal pm di turno, Antonio Pansa - nella valutazione delle testimonianze raccolte finora nel mega complesso condominiale di sei piani di via Paruta 74 ai piedi del quale ieri mattina è stato rinvenuto il cadavere di una sconosciuta. Una donna di origine caucasica, sui 30-35 anni, senza documenti, portafoglio, telefono, che sembra essere arrivata dal nulla, trovata morta in un vialetto del cortile, davanti al balcone di un appartamento a due passi dall'ingresso dello stabile, dalla portinaia, poco dopo le 8. Un cadavere senza biancheria, che indossava solo un paio di pantaloni leggermente abbassati, una felpa appoggiata sul torace a mo' di copertina, scarpe senza calze. Qualche ecchimosi sul collo che però non farebbero pensare a uno strangolamento in piena regola, assenza totale di fratture che possano far ipotizzare un decesso dovuto alla precipitazione da un balcone o da una finestra del palazzo.
La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio, ma determinanti nelle prossime ore saranno i risultati dell'autopsia e le immagini delle telecamere di sorveglianza che, si spera, abbiano catturato elementi e dettagli utili all'inchiesta. Per il momento non si esclude però nemmeno che la donna, aggredita e forse violentata, possa essere poi stata abbandonata lì dove in seguito potrebbe essere morta assiderata. Finora tra i residenti nessuno, tra quelli che sono stati sentiti ieri, sostiene di averla mai vista, ma i militari dell'Arma non sono molto convinti dell'attendibilità dei testimoni.
A inizio 2025 via Paruta aveva avuto il suo momento di notorietà dopo che, a marzo, erano stati sospesi i lavori nel fabbricato al civico 62 dove era in corso una ristrutturazione per realizzare un centro culturale islamico. Una situazione che a gennaio aveva generato le proteste degli abitanti degli stabili vicini e la denuncia della Lega, che aveva presentato due interrogazioni a Palazzo Marino. Un caso-gemello a quello verificatosi in zona San Siro, dove stava sorgendo un altro "centro culturale" tra le vie Gianicolo e Capecelatro i cui lavori erano stati bloccati "per mancanza di documentazione e difformità".
Del resto proprio in via Padova ci sono già due moschee - la Casa della Cultura Islamica, al civico 144 e la Moschea Mariam, in via Padova 166 - entrambe abusive, insieme al terzo centro culturale della zona che il Comune di Milano, nonostante le numerose polemiche, ha dato il permesso di costruire negli ex bagni pubblici di via Esterle e destinato a diventare la 24esima moschea della città.
In realtà la sola struttura degna di questo nome, perché regolare sotto ogni punto di vista, resta il "Centro islamico di Milano e Lombardia" di via Cassanese 3 - ufficialmente "Moschea al-Rahman" ovvero "del Misericordioso" - che, nel comune di Segrate, può ospitare fino a 5mila fedeli. Nelle altre costruzioni adibite al culto musulmano tra Milano e provincia (56 in tutto) i fedeli in teoria non potrebbero proprio riunirsi a pregare: le normative urbanistiche e i piani regolatori in Italia non prevedono spazi per il culto islamico.
Religione a parte, via Padova da sempre è nota come l'area multietnica per eccellenza sotto la Madonnina, con il suo mix di culture e problemi sociali come criminalità di strada, spaccio e degrado, che sovente hanno dato e danno tuttora percezioni da ghetto, anche quando convivono con progetti di integrazione e creatività.
La "radicalizzazione" da queste parti si è sentita parecchio nel periodo della diffusione dell'Isis, tra il 2014 e il 2017, quando si diceva che non solo gli stranieri, ma anche diversi militanti italiani dello stato islamico si nascondessero da queste parti, in uno dei tanti palazzi sovraffollati. Proprio come quello dove ieri è stato trovato il cadavere della povera sconosciuta.