CALCI IN FACCIA AL BRUTTO CALCIO

Sampdoria e Genoa, domenica e lunedì, hanno disputato le peggiori partite dell’anno. La prestazione dei blucerchiati a Cagliari è qualcosa al di là del bene e del male, soprattutto del male: riuscire a stare in campo novantacinque minuti senza tirare in porta, è qualcosa da guiness dei primati. E non in positivo. Certo, è dallo scorso inverno che la squadra di Novellino ci ha abituato a roba simile - con qualche straordinaria e esaltante impennata che ci fa illudere ogni volta - ma poi si ripiomba inevitabilmente nel grigio e nel nero. In una gara al ribasso che, certo, gli schemi del tecnico blucerchiato non aiutano ad evitare.
Guardare giocare oggi, sui campi di mezza Italia, giocatori mandati via da Bogliasco a malo modo fa davvero male: in questo periodo penso soprattutto a Doni, certo. Ma anche molti altri, che magari alla Samp non giocavano nel loro ruolo naturale, sacrificati sull’altare del grigiore immutabile del 4-4-2. Lo stesso Delvecchio, anche lui fuori ruolo, non era sopravvissuto nemmeno una settimana lo scorso anno ed era già stato ufficialmente promesso al Napoli questa volta. Poi, gli sono bastati qualche gol e la convocazione in Nazionale per trasformarsi in «una scommessa di Novellino e Marotta». Almeno secondo alcuni mass-media genovesi, che fanno a gara a portar via il lavoro all’addetto stampa del Doria Marangon nel magnificare le sorti di squadra, tecnico e amministratore delegato blucerchiato. Impossibile leggere quegli articoli, peraltro scritti con la carta carbone, senza rischiare il diabete.
Da una sponda calcistica del Bisagno all’altra, dicevamo che anche il Genoa a Verona ha giocato male. Come l’avevamo visto fare solo a Modena quest’anno. Intendiamoci, può starci. Però, fa male. Soprattutto a chi si è abituato ai livelli rossoblù di questo campionato.
Eppure, in entrambe le sconfitte, c’è stato qualcosa di buono. Anzi, molto di buono. Qualcosa che ci rende orgogliosi di seguire il calcio a Genova. Perchè - anche quando le cose vanno male in campo - c’è qualcuno che riesce ad esportare fuori dal campo fantastici schemi dialettici.
Nel caso sampdoriano, è stato direttamente il presidente Duccio Garrone, addirittura sul sito ufficiale della società: «Nella mia vita ho sempre condotto battaglie importanti, non ultima quella contro i poteri forti del sistema calcio, con tenacia e fermezza. Qualità per me imprescindibili nella vita come in campo e che non ho visto espresse dal tecnico e dai ragazzi in quel di Cagliari». Poche parole con cui Garrone ha dato una lezione a tutti i suoi. Poche parole con cui è difficile non concordare. Poche parole che addirittura Novellino, ieri, ha detto di condividere (dimettersi no?), dopo aver scaricato dialetticamente sulla squadra e su alcuni singoli la prestazione di domenica. E l’autocritica? Sparita come il gioco? Ecco, io penso che Garrone abbia dato una lezione al suo tecnico e anche a chi, in società, l’ha sempre difeso. Minimizzando gioco e sconfitte tutto fuorchè minimizzabili. E - oggettivamente, magari involontariamente - danneggiando la Samp. L’abbiamo sostenuto da tempi non sospetti: occorre prescindere da Marotta e Novellino. E lo sosterremo anche se il Doria trionferà a Palermo.
Nel caso genoano, occorre levarsi il cappello, una volta di più, davanti a Gasperini. Stavolta, non per quello che ha fatto durante la partita, ma per quello che ha detto dopo la partita: «Non abbiamo avuto le nostre caratteristiche, abbiamo cercato di difenderci. E, pur non correndo pericoli, dai e dai il gol lo prendi. È un modo sbagliato di proporsi. Il risultato ci sta, ma anche se avessimo vinto sarebbe stato lo stesso: avevamo paura di perdere, e se ho paura non gioco». Basta? Non basta: «Ci sta tutto, ci sta anche che non si riesca sempre a vincere e che talvolta si sia poco brillanti. Ci sta che trovi anche un avversario che fa il suo. (...) O si vince o si perde, invece ci siamo accontentati. Avrei voluto cercare di vincere anche rischiando di perdere, tanto non sarebbe stata la morte di nessuno». Basta? Non basta: «Certe forme di calcolo non le accetto: io non ho paura di perdere».
Ecco, quando si sentono parole come queste, non resta che levarsi il cappello. Indipendentemente dal colore di quel cappello. Gasperini - uomo educato, perbene e che ha proprietà di linguaggio - in poche parole, ha spiegato cos’è il Calcio.

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