Uno scandalo tira l’altro, verrebbe quasi da dire. Dopo le polemiche relative al caso delle escort milanesi, il 25 aprile è stato scosso dal lancio di agenzia dell'agenzia Agi che ha riportato nel mirino della critica la classe arbitrale italiana. Stavolta non c’entrano le discutibili decisioni delle giacchette una volta nere ma i vertici della Commissione Arbitri Nazionale di Serie A e B, quel Gianluca Rocchi che comparirà davanti alla procura di Milano giovedì 30 aprile alle 10 per rispondere di concorso in frode sportiva.
Quando alle 21.37 di sabato si è saputo che a finire nel mirino dei magistrati meneghini era stato anche Andrea Gervasoni, componente della Can, molti sono stati sicuri di trovarsi di fronte ad uno scandalo paragonabile a Calciopoli. Come succede spesso in questi casi, si sono dette tantissime cose, parecchie imprecisioni e regna ancora una certa confusione: cerchiamo di fare il punto della situazione e vedere quali potrebbero essere le conseguenze su un sistema calcio da anni sull’orlo di una crisi di nervi.
Arbitri graditi all’Inter? Non solo
L’inchiesta condotta dal pm Maurizio Ascione avrebbe presentato tre capi di imputazione nei confronti di Rocchi, legati a partite della scorsa stagione, due delle quali vedevano in campo l’Inter di Simone Inzaghi. Il primo episodio sarebbe avvenuto il 2 aprile 2025 quando, durante l’andata del derby di Coppa Italia, Rocchi avrebbe deciso “in concorso con più persone presso lo stadio di San Siro” l’arbitro di Bologna-Inter. Secondo l’accusa, questi personaggi, la cui identità è ancora sconosciuta, avrebbero voluto Andrea Colombo, “gradito all’Inter”. Il secondo episodio sarebbe avvenuto lo stesso giorno, quando Rocchi avrebbe scelto Daniele Doveri, “poco gradito all’Inter” per la semifinale di ritorno così da “assicurare all’Inter direzioni di gara diverse per l’eventuale finale di Coppa Italia e per il resto delle partite di A”.
Il terzo episodio sarebbe avvenuto il primo marzo 2025 a Lissone, sede del Var e getta ombre sulla gestione di questo controverso strumento. L’arbitro Maresca non ritiene punibile con la massima punizione la deviazione di braccio di Balogh sul tiro di Thauvin, decisione che il Var Paterna sembra voler confermare. All’improvviso, però, un video reso pubblico mostra come cambi idea, dica “è rigore” ed inviti Maresca ad andare al monitor. Secondo l’accusa, Paterna avrebbe ricevuto istruzioni da Rocchi, presente oltre le vetrate della sala Var, cosa che va ben oltre alle prerogative del designatore arbitrale. Paterna era stato convocato dalla procura come testimone ma il pm Ascione ha ritenuto che stesse mentendo, inserendolo nel registro dell’indagine per falsa testimonianza. L’episodio non sarebbe stato isolato ma parte di un trend che vedeva Rocchi o Gervasoni presenti a “sorvegliare” le decisioni del Var, mettendo pressione agli arbitri responsabili. Durante Salernitana-Modena, sarebbe stato Gervasoni a sollecitare il Var Nasca a chiamare al monitor l’arbitro per cancellare il calcio di rigore concesso per errore per un fallo di mano.
Chinè scalda i motori
Se le parole di Rocchi, che ha detto che sarebbe uscito da questa vicenda non solo indenne ma “più forte di prima” sono state riprese da tutti, non molti hanno notato il tono delle dichiarazioni del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi sul caso. “C’è solo un modo per tutelare il sistema sportivo e rispettare i tifosi, gli appassionati e gli innamorati dello sport: trasparenza, tempestività e parità di trattamento e farlo sempre e con chiunque! L’aspetto più grave che emerge è il modo in cui la stessa denuncia sia stata gestita all’interno del sistema calcistico. Nel caso in cui fossero accertate responsabilità, non potranno non esserci conseguenze”. Non è esattamente una minaccia ma poco ci manca. Questo spiega perché la Procura federale non abbia perso tempo, con la richiesta da parte di Giuseppe Chinè degli atti dell’inchiesta in corso, con l’intenzione di riaprire a stretto giro di posta l’inchiesta archiviata un anno fa.
La vicenda era partita il 21 maggio 2025 quando l’assistente arbitrale Domenico Rocca si era lamentato di aver ricevuto valutazioni ingiuste, puntando il dito su due intromissioni di Rocchi. A suo dire, il designatore avrebbe richiesto di cambiare il voto dell’assistente Perotti al termine di Lazio-Genoa del 27 ottobre 2024 e “bussato” al vetro della sala Var di Lissone durante Udinese-Parma. L’indagine condotta dalla Procura federale aveva interpellato tutti i protagonisti, da Rocchi all’osservatore Riccardo Tozzi fino a Paterna e Sozza lo scorso 10 luglio: la risposta di tutti è stata univoca, nessuna interferenza, nessun comportamento illecito. La procura aveva archiviato tutto il 29 luglio, ritenendo la denuncia di Rocca infondata perché “mossa da ragioni di carattere personale” ma con un interessante postilla: l’archiviazione era avvenuta “allo stato degli atti”, quindi non includendo le ultime accuse arrivate dai pm milanesi. Richiedendo gli atti alla Procura della Repubblica meneghina, le possibilità che si apra un nuovo fascicolo nei confronti di Rocchi sono sempre più alte.
Cosa rischia l’Inter? Non molto
Ad attirare l’attenzione di tifosi e commentatori è stato il fatto che la Beneamata sia stata chiamata in causa parecchio nelle ultime ore, specialmente per le accuse nei confronti di Rocchi di aver influenzato alcune designazioni per garantire ai nerazzurri arbitri “graditi” alla società. Il fatto che le polemiche siano arrivate nel mezzo della preparazione della sfida cruciale contro il Torino non è stato certo gradito dall’ambiente della Pinetina, anche solo per il fatto che potrebbe rovinare la festa dello scudetto numero 21. La società, secondo quanto riportato da fonti vicine al club, ha deciso di non intervenire sulla vicenda in quanto le informazioni sono troppo poche per formare una qualsiasi opinione. Il presidente Beppe Marotta si dice tranquillo, visto che nessun tesserato ha ricevuto alcun avviso di garanzia ma molti hanno storto la bocca sentendo le voci sulla presunta riunione tenuta durante la semifinale d’andata di Coppa Italia.
Molti ironizzano sul fatto che quel Doveri “sgradito” ai nerazzurri, sarebbe stato accettato nel ritorno del derby di Coppa Italia, perso in casa dall’Inter per non averlo in finale o in una delle ultime cinque partite di campionato. Curiosamente Doveri aveva negato un rigore su Dumfries nel pareggio al Maradona e diretto la partita del 5 aprile, quando l’Inter si vide rimontare dal Parma di Cristian Chivu. Altrettanto ironico il fatto che l’arbitro “amico” Andrea Colombo non abbia punito la rimessa avanzata di Miranda che diede il via alla sforbiciata di Orsolini al Dall’Ara per poi arbitrare il doloroso 3-4 rimediato quest’anno contro la Juventus. Altri ricordano come nella lettera-fiume di Rocca, l’assistente avesse accusato Gervasoni di non aver “bussato” al vetro del Var di Lissone sul fallo di mano di N’Dicka su Bisseck in Inter-Roma del 27 aprile, poi risultata decisiva per lo scudetto del Napoli. Al momento l’Inter non è parte attiva dell’indagine, come nessun altro club di Serie A e, almeno per ora, le possibilità che la società venga deferita alla Procura Federale sono vicine allo zero, con buona pace di gufi e rosiconi.
Commissariamento? Quasi certo
Il fatto che questo scandalo sia scoppiato dopo settimane nelle quali il ministro Abodi si era espresso più volte a favore del commissariamento della Federcalcio è una coincidenza ma sembra aver gettato in confusione i piani delle varie cordate che stanno preparandosi alla scalata della Figc. Voci di corridoio parlano con sempre più insistenza di un duello tra Malagò ed Abete per la presidenza ma questa vicenda, anche se chiaramente spiacevole, non pone un rischio immediato al cammino verso l’elezione del successore di Gravina. Prima di tutto si tratta di un’indagine penale, che riguarda personalmente i singoli dirigenti, in seconda battuta l’Associazione Italiana Arbitri è un organismo tecnico della Figc, il che significa che la Federcalcio non sarebbe direttamente coinvolta nell’indagine. La questione, quindi, sarebbe più politica che legale, tanto da rafforzare quei membri del governo intenzionati a muoversi per il commissariamento nel giro di pochi giorni.
La richiesta potrebbe arrivare dal Coni o dal governo in caso di “gravi irregolarità” o “impossibilità di funzionamento”: le elezioni verrebbero sospese e rinviate per nominare un commissario straordinario che avrebbe pieni poteri, inclusa la scelta dell’erede di Gattuso e potrebbe avviare le riforme rinviate troppo a lungo. La situazione all’interno dell’Aia è piuttosto caotica: l’autosospensione di Rocchi e Gervasoni dopo l’avviso di garanzia rende necessaria la riunione del Comitato Nazionale che deciderà il nuovo designatore ad interim prima della 34a giornata di campionato. Il problema è che l’Aia non ha un presidente, dopo che Zappi è stato squalificato per aver esercitato pressioni interne illegittime: se in passato la Procura federale aveva archiviato a tempi di record l’inchiesta per non aver riscontrato “fattispecie di rilievo disciplinare”, infilare la testa nella sabbia non sarà più possibile.
Il mandato di Rocchi sarebbe scaduto nel giugno 2026 ma, con lo scandalo che sta gettando sempre più ombre sulla classe arbitrale, trovare la tranquillità necessaria per affrontare i problemi, scegliere prima il presidente giusto e poi il nuovo designatore sembra sempre più complicato. La tentazione di commissariare tutto ed aspettare con calma i riscontri dell’inchiesta sembra sempre più irresistibile.