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Bosnia-Italia: tre motivi per essere davvero preoccupati

Ieri una leggenda come Dino Zoff ha ricordato che possiamo farcela perché siamo più forti: è vero, ma potrebbe non bastare

Bosnia-Italia: tre motivi per essere davvero preoccupati
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Bosnia Erzegovina-Italia è l’ultimo snodo che decide sulla nostra partecipazione ai Mondiali che si disputeranno questa estate negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. Dopo aver superato - non senza affanno - la non certo irresistibile Irlanda del Nord, gli Azzurri di Gattuso dovranno vedersela stasera a Zenica contro Dzeko e compagni per strappare un pass che manca dal 2014, quando comunque - infelici e confusi nelle lande brasiliane - non rimediammo una gran figura. Ieri un mostro sacro come Dino Zoff ha detto: “Sono fiducioso, anche in trasferta il nostro calcio resta superiore rispetto a quello della Bosnia”. Pensiero condiviso da moltissimi e, in fondo, più che giusto: i valori tecnici spalmati sulla carta raccontano una superiorità evidente. I bosniaci saranno pure tecnici per intrinseca filosofia calcistica, e pure ruvidi all’occorrenza, oltreché scaltri, marpioni, come ha detto Rino. Però il confronto tra le due formazioni è disequilibrato e - lo sostengono i malpensanti - ha generato quelle esultanze poi chiarite e che, magari, potevano evitare di essere riprese. Eppure, potevamo dire esattamente la stessa cosa contro la Macedonia del Nord nel 2022 e, probabilmente, anche quando la Svezia venne a sbatterci fuori a domicilio nel 2018. Ecco allora tre motivi - rituale scaramantico al contrario - per i quali non possiamo affatto dormire sogni tranquilli.

Lo stadio Bilino Polje di Zenica

Non è affatto un caso che i bosniaci abbiano scelto di giocare da queste parti e non a Sarajevo. Gradoni disfatti, ringhiere rugginose, un’atmosfera decadente e alquanto inospitale. Poco più di 15mila spettatori ed una capienza ridotta del 20% per la sanzione incassata a causa dei disordini - fisici e verbali - verificatisi contro la Romania. Eppure, se c’è un posto dove l’Italia può perdere l’accesso al terzo mondiale di fila, è proprio un catino come questo. Niente pista d’atletica, sostenitori che ti abbaiano a ridosso del campo, appena 500 biglietti per i tifosi azzurri. E poi, condomini negli immediati dintorni che hanno affittato balconi e finestre a chi è rimasto senza biglietto. Qui la Bosnia Erzegovina ha vinto 10 partite su 13. Esperienza da girone dantesco.

Il clima: fino a ieri ha nevicato

D’accordo, anche in Italia le temperature si sono notevolmente abbassate negli ultimi giorni, ma la neve è arrivata solo in quota. Qui, invece, ha ricoperto il campo da gioco. Al punto che Gattuso ha preferito fare la rifinitura a Coverciano. Un campo indurito dal gelo e scivoloso rischia di penalizzare la squadra che possiede i valori tecnici superiori, ovvero gli azzurri. Si tratta di un’ostilità climatica che potrebbe incidere percentualmente nell’economia della partita: i padroni di casa sono più abituati, mentre i ragazzi di Gattuso avevano già sperimentato un assaggio d’estate prima che le temperature crollassero. Sembra poco, ma ogni goccia incide nel processo che rischia di allontanarci dai mondiali.

La pressione psicologica dopo Svezia e Macedonia del Nord

Abbiamo visto tutti quel prima e dopo di Gattuso: la pelle liscia, la barba e i capelli curati, i tratti del volto rilassati al suo arrivo, quindi le borse sotto gli occhi, il bianco che avanza tra la peluria, il viso tirato in una maschera d’apprensione. Rino deve caricarsi sulle spalle 60 milioni di italiani ed il peso rischia di schiacciarlo. Non diversamente, si capisce, dalla pressione psicologica che ricadrà sui giocatori in campo.

Su di loro pende la mannaia delle aspettative di tutto un Paese che, tradito dopo le disfatte contro Svezia e Macedonia del Nord, attende trepidante il suo riscatto. Se Donnarumma, Tonali, Kean e tutti gli altri non riescono a spegnere questo livello di tensione, la tensione potrebbe spegnere loro.

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