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Martini: "Adesso un tecnico federale e potere suddiviso"

"La lista dei problemi è lunga"

Martini: "Adesso un tecnico federale e potere suddiviso"
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Alla ricerca della nazionale perduta. L'Italia non è più quella di un tempo. Ne sa qualcosa Luigi Martini, campione d'Italia con la Lazio nel 1974, che, pur facendo parte della difesa meno battuta del campionato per due anni di fila (1972-73 e 1973-74) riuscì a giocare solo una volta con la nazionale italiana. «La lista dei problemi è lunga - ha raccontato a Il Giornale -. Ora però non si faccia l'errore di limitare l'ingresso agli stranieri, bisogna accettare l'immigrazione di giocatori bravi, e magari renderli italiani, forse va modificata la legge. Il calcio è un bene anche economico, è una fonte di flusso di denaro, va quindi mantenuto in alto. Le scuole calcio non possono generare improvvisamente i talenti che ci sono mancati in questi anni».

Il problema, dal suo punto di vista, è principalmente strutturale: 'Il calcio italiano è da sempre in mano al presidente della Figc. Quando c'erano dirigenti bravi come Franchi o Carraro, le cose sono andate bene. La Federazione è fondamentale per il benessere del movimento. Non vado contro Gravina, lui ha ereditato una situazione precaria. Forse avrebbe potuto limitare i danni, ma il problema non è lui. Penso però che nessuno debba avere tutto il potere in mano». Nemmeno Gattuso, secondo Martini, è il responsabile del disastro: «A me piace, lui al calcio ha fatto del bene. Non ha avuto modo di dare la propria impronta. L'eventuale sostituto dovrebbe essere qualcuno esperto di nazionale. Tornerei alla carriera federale. Chi è abituato al club, difficilmente si adatta. Ci vorrebbe un Valcareggi».

Martini punta anche sul lavoro sulle giovanili: «Anni fa c'era il Nucleo Addestramento Giovani Calciatori, i professori, che avevano giocato a calcio, addestravano i bambini nei fondamentali. Da lì sono nati i Baggio, i Baresi, ma ormai sono anni che è stato smantellato. Andrebbe ricostruito, ma è un progetto a lungo termine. Ora le scuole calcio spesso sono private, e non tutti se le possono permettere».

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