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Milan in caduta libera: che diavolo è successo all’undici di Allegri?

La sconfitta con l’Atalanta è l’ultimo episodio di una crisi che non sembra avere fine e sta mettendo a rischio la stagione dei rossoneri. Cerchiamo di capire cosa stia successo al Milan di Allegri

Milan in caduta libera: che diavolo è successo all’undici di Allegri?

Non capita tutti i giorni di vedere il tifo organizzato, quello che di solito sostiene la squadra sempre e comunque, lasciare lo stadio all’inizio del secondo tempo di una gara decisiva per la stagione. D’altro canto, questo finale di stagione del Milan è tutt’altro che normale. La sconfitta con l’Atalanta al Meazza rischia di mettere in discussione quella qualificazione alla prossima Champions che sembrava cosa già fatta poco meno di un mese fa. I rossoneri sono passati dal sognare lo scudetto della seconda stella a giocarsi l’obiettivo minimo stagionale nelle ultime due giornate dell’ennesima stagione deludente. Vediamo cosa sta succedendo a Milanello e le possibili ragioni di un’implosione impressionante.

Un crollo senza precedenti

Per riassumere la portata del crollo dei rossoneri basti ricordare che il tonfo con la Dea, ben più pesante di quanto dica il risultato, è la quinta sconfitta nelle ultime otto partite. L’impressione è che il gruppo, una volta evaporato il sogno scudetto contro la Lazio, abbia avuto un blackout mentale tanto assoluto quanto inspiegabile. Eppure non è questo a fare imbestialire i tifosi del Diavolo, che oltre a fischiare sonoramente i rossoneri hanno pure abbandonato lo stadio con ampio anticipo. Quello che non perdonano ai giocatori schierati da Massimiliano Allegri è la sensazione che di questa maglia gliene freghi poco o niente. Le parole di Paolo Di Canio nel post-partita di Sky sono dure, impietose: “Nell'ultimo periodo zero identità, zero entusiasmo, zero personalità”. Quella difesa che, fino a pochi mesi fa, sembrava insuperabile, si comporta spesso in maniera assurda, come sulla prima rete dell’Atalanta, quando Ederson ha avuto tutto il tempo del mondo per piazzare la sfera dove Maignan non sarebbe mai potuto arrivare.

Lo stesso portiere francese non è stato esente da critiche: invece di trasmettere sicurezza ad un reparto senza veterani di esperienza, si è fatto contagiare dal nervosismo dell’ambiente e dello spogliatoio. Di Canio se la prende con la mancanza di personalità e coraggio di molti giocatori in rosa, non spiegandosi come il Milan sia stato incapace di opporre alcuna resistenza ad un’Atalanta precisa ma non trascendentale. C’è chi parla della mancanza in campo del talismano Modric, uno dei pochi con Pavlovic e Nkunku, a lottare sempre e comunque ma è una spiegazione che non convince. L’ex avanti della Lazio non è rassicurato nemmeno dagli ultimi 10 minuti di fuoco, giocati quando la Dea aveva chiaramente tirato i remi in barca. Per Di Canio, il problema è che molti non sono da Milan: Alcuni giocatori hanno dimostrato di non avere la struttura per giocare in Champions. E nemmeno hanno la statura di giocatori per indossare una maglia così pesante davanti a settantamila spettatori".

Allegri tira dritto: “Ritiro? Forse”

Guardando alla classifica, il Milan non ha del tutto compromesso la corsa alla Champions, visto che, se battesse Genoa e Cagliari, sarebbe ancora padrone del proprio destino. Il problema è che a San Siro non si vince dal 21 marzo e l’atmosfera attorno al gruppo è sempre più tossica. Sette punti in otto partite sono un bottino sconcertante, da zona retrocessione ma Allegri continua a fare buon viso a cattivo gioco, cercando di ricucire le fratture in vista della trasferta a Genova. Se nel post-partita il tecnico livornese ha detto di voler “ripartire dal finale” e di non dover rimproverare niente ai ragazzi, la sua espressione in panchina raccontava tutta un’altra storia. Max non si siede, continua ad incitare la squadra ed è devastato, con le mani in faccia, quando il colpo di testa di Gabbia che avrebbe segnato un rocambolesco pareggio finisce fuori.

Il messaggio che dà alla squadra e all’ambiente è lo stesso: rialzarsi dopo la batosta, ritrovare la compattezza e restare in piedi, lottando fino alla fine. L’unica cosa positiva di una serata orribile? Il fatto che il Milan, dopo un periodo di bonaccia lunghissimo, è tornato a segnare. Allegri si prende le responsabilità del caso ma non vuole puntare il dito contro nessuno, nemmeno quei giocatori subissati dai fischi di un Meazza ribollente di rabbia. La gravità del momento si intuisce dalle parole del ds Tare, che ha parlato anche di un ritiro per recuperare meglio dal punto di vista fisico e mentale. Il dirigente non si nasconde dietro un dito: “Dobbiamo prenderci tutti le nostre responsabilità, i tifosi meritano un’altra squadra. Dobbiamo analizzare bene quanto successo contro l’Atalanta e più in generale quanto accaduto nelle ultime settimane: si è persa serenità ma prendiamo di buono il fatto di avere il destino ancora nelle nostre mani”. Basterà a fermare la caduta libera del Diavolo?

Un attacco di separati in casa

A preoccupare molti tifosi è il fatto che l’attacco del Milan sia riuscito a ritrovare il gol solo grazie al rigore che si è procurato ed ha segnato il criticatissimo Nkunku, uno dei pochissimi che si è salvato nella disfatta con la Dea. Il nemico pubblico numero uno, bersagliato dai fischi più pesanti ieri sera, è sempre Rafael Leao, simbolo dell’indolenza e del menefreghismo di un gruppo che ha ormai perso la fiducia del popolo rossonero. Il portoghese è l’ultimo attaccante del Milan ad aver segnato su azione, lo scorso 1 marzo a Cremona ma è stata solo una fiammata in una stagione di delusioni cocenti. Leao avrebbe dovuto partire dalla panchina, visto che Allegri aveva scelto la coppia Pulisic-Gimenez ma il forfait in extremis di Capitan America l’ha costretto a scendere in campo. Dopo un primo tempo di errori pazzeschi e giocate inguardabili è arrivata pure l’entrataccia su Scalvini ed il giallo che lo costringerà a saltare la trasferta a Marassi.

Lo status di separato in casa è ormai evidente ma, dopo essersi impappinato davanti a Carnesecchi e quattro dribbling sbagliati su cinque, l’ex gioiello del Milan sembra sempre più un corpo estraneo. Diversa la situazione di Gimenez, tornato titolare dopo sei mesi: l’avanti messicano si impegna sempre, lotta come un leone, prova a dare una mano alla squadra anche quando di palloni giocabili ne riceve pochissimi. Infortuni a parte, però, al Bebote manca quel gol che potrebbe fargli ritrovare l’autostima e la cattiveria di una volta. Quando Allegri ha rivoluzionato tutto facendo entrare Christopher Nkunku e Niclas Füllkrug, la situazione è migliorata non poco. L’attaccante tedesco si è visto annullare un gol per fuorigioco ma ha fatto buone cose giocando spalle alla porta: peccato che i compagni non lo abbiano servito con regolarità.

Il francese, invece, si è visto negare diverse volte la gioia del gol da un Carnesecchi ispirato, autore di alcune parate pregevoli ma è stato sicuramente il più convincente. Solidità mentale a parte, i problemi del Milan sono tutti qui.

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