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Non chiamate il Como un'anomalia

A differenza di alcuni club italiani. Ad maiora. Anzi, Hasta la vista

Non chiamate il Como un'anomalia
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Leggo sul Foglio sportivo che Cesc Fabregas sia una anomalia nel campionato italiano. Lo sarebbe per le sue idee di gioco, con chiara matrice spagnola, tecnica e movimento. In verità è anomalo il Como che partecipa alla serie A, nella partita di venerdì sera contro il Sassuolo, l'anomalo Fabregas ha mandato in campo 16 calciatori, 3 spagnoli, 3 francesi, 2 argentini, 2 tedeschi, quindi, 1 kossovaro, 1 brasiliano, 1 olandese,

1 greco, 1 austriaco, 1 croato. Fabregas è spagnolo, il presidente del Como è l'indonesiano Mirwan Suwarso, la proprietà del club è di Michael Bambang e Robert Budi, i fratelli Hartono, imprenditori indonesiani del tabacco, i quali, secondo Forbes, sono al 71esimo e 76esimo posto della classifica dei personaggi più ricchi al mondo, con un patrimonio di 45 miliardi di dollari. La domanda sorge spontanea: quale è il criterio per cui una squadra e una società, di organico tecnico sportivo e azionisti stranieri,

possano e debbano iscriversi al campionato di calcio italiano, divisione nazionale

serie A? La risposta è elementare: la ditta ha nome e insegna nostrane, Como 1907, i padroni pagano la retta, versano i contributi e onorano i contratti. A differenza di alcuni club italiani. Ad maiora. Anzi, Hasta la vista.

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