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Svolta storica: la prima allenatrice di un club maschile in un campionato top europeo

L’Union Berlino, che attraversa una drammatica crisi di risultati, ha deciso di affidare la guida tecnica a Marie-Louise Eta, fino ad oggi coach dell’under 19

Marie-Louise Eta (Wikipedia)
Marie-Louise Eta (Wikipedia)
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È accaduto, è successo davvero. Il muro che appariva di vetro infrangibile si è incrinato e dalle crepe si è affacciata lei, Marie-Louise Eta, nome sconosciuto ai più fino ad oggi, Giovanna d’Arco calcistica da qualche ora. Media e social impazziscono. Tutti a disquisire di una decisione tellurica: è la prima allenatrice di un club maschile che milita in uno dei campionati top 5 (Italia, Francia, Inghilterra, Spagna, Olanda), l’Union Berlino. Precipitata in una vorticosa crisi di risultati - fatali le recenti sconfitte contro Werder Brema, Bayern e Heidenheim - che hanno generato un pericolante undicesimo posto in classifica (a quota 32 punti), la società ha deciso di commiatarsi dal tecnico Steffen Baumgart. Per prendere una direzione totalmente inattesa.

Eppure quello di Marie-Louise Eta non è un nome sortito casualmente dal cilindro. Il suo pedigree parla la lingua della competenza. Nata a Dresda nel 1991, è cresciuta in quella scuola tedesca dove il calcio è, prima di tutto, una questione di metodo e rigore. Da calciatrice ha vinto tutto: tre titoli nazionali e una Champions League con il leggendario Turbine Potsdam, oltre a un Mondiale Under 20 con la selezione tedesca. Una carriera fulminea, interrotta prematuramente a soli ventisei anni per inseguire una vocazione ancora più profonda: quella della panchina. Ha scalato ogni gradino della Federcalcio tedesca, studiando i flussi di gioco e le dinamiche degli spogliatoi, fino ad approdare all'Union come vice nell'Under 19 e poi nella prima squadra maschile. La sua è una dimostrazione di merito che non consente repliche, maturata sul campo e certificata dai risultati ottenuti nelle retrovie.

La sfida che l’attende non sarà affatto facile. L’Union Berlino che la professionista sassone si trova a gestire è un organismo ferito, lontano anni luce dai fasti della Champions League vissuti soltanto pochi mesi fa. Il crollo è stato verticale, quasi inspiegabile per la sua ferocia: una sequenza di sconfitte che ha eroso certezze e classifica. È un’emorragia di punti e d’identità che ha aperto un vuoto di potere in una piazza che non accetta la rassegnazione. In questo scenario di crisi sistemica, la promozione di Eta appare logica: si affida la squadra a chi ne conosce ogni segreto tattico, a chi ha vissuto nell'ombra dello staff tecnico la genesi di questo declino e possiede, forse, le chiavi per arrestarlo.

Tuttavia, il mandato di Eta è, formalmente, una reggenza ad interim. È un ponte gettato sopra un abisso, una soluzione d'emergenza in attesa che la società individui un profilo definitivo o che lei stessa, con la forza dei risultati, trasformi la provvisorietà in permanenza. Affidare a una donna la gestione di uno spogliatoio di Bundesliga maschile, nel momento di massima tensione agonistica e psicologica, è un esperimento che scardina i residui retaggi di un mondo ancora troppo spesso prigioniero di se stesso.

Mentre Marie-Louise Eta si prepara a dirigere il suo primo allenamento da capo allenatrice ai bordi dell’impianto di casa, l’Alte Försterei, il segnale emesso da Berlino è

limpido. Un benservito a regole che apparivano inscalfibili. La convinzione che il sesso non determini le capacità. Ora starà a lei dimostrare tutto, ancora una volta. Ma, per il momento, a Berlino hanno scritto la storia.

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