Calcio

Tifosi vip Napoli, Patrizio Oliva: "Ora speriamo non passino altri 33 anni"

L’oro olimpico di pugilato ammette di provare le stesse emozioni del primo scudetto. Oliva elogia la società del Napoli e gli osservatori per i calciatori scoperti

Tifosi vip Napoli, Patrizio Oliva: "Ora speriamo non passino altri 33 anni"

Di grandi imprese sportive se ne intende. E come potrebbe essere altrimenti. Ha conquistato il titolo di campione olimpico di pugilato a Mosca 1980 e quelli di campione europeo EBU nei superleggeri e welter e campione mondiale WBA nei superleggeri. Sacrifici, voglia di non mollare mai e vittorie hanno segnato la sua lunga carriera. Anche per questo ancora oggi Patrizio Oliva è considerato uno dei più grandi campioni che la storia del pugilato italiano può vantare. La sua esperienza è ancora al servizio della boxe nostrana. Oliva ha svolto il ruolo di tecnico della Nazionale mentre oggi è alla guida degli Schoolboys azzurri e gestisce la palestra Milleculure nel quartiere del Rione Traiano a Napoli.

Forse non tutti ne sono a conoscenza ma l’ex pugile è anche un bravo attore di teatro. Di recente è stato il protagonista dello spettacolo "Patrizio vs Oliva". Il ring è stato il suo mondo. Eppure l’ex pugile ha una passione non tanto segreta: il Napoli. Il suo cuore azzurro batte forte oggi più che mai. La conquista dello scudetto da parte degli azzurri lo ha emozionato nel profondo.

Cosa significa per lei questo scudetto?

"È una grandissima soddisfazione. Veramente grande. Soprattutto perché è un titolo che arriva dopo 33 anni. Un dominio dall’inizio alla fine del campionato".

Di chi sono i meriti?

"Un successo merito del collettivo. La dirigenza è maturata. De Laurentiis ha fatto un davvero ottimo lavoro. È stato criticato in passato per la vendita dei calciatori ma ha dimostrato di avere ragione. Un plauso particolare va anche agli osservatori che hanno individuato i calciatori. Chi conosceva, ad esempio, Kvaratskhelia lo scorso anno? Altra grande scoperta è Osimhen".

Riscatto per la città?

"Napoli è una città bistrattata, troppo spesso criticata. La città vive per la squadra. Questo scudetto è una rivalsa. Come si dice qui: finalmente "ce simmo levate ‘e pacchere d’’a faccia".

Va allo stadio?

"In verità non vado mai allo stadio. E questo anche se ho la tessera d’onore del Coni che mi permette di accedere alla tribuna d’onore. Non vado solo perché preferisco stare più tranquillo".

Quindi segue il Napoli da casa. Ha qualche rito scaramantico per le partite?

"No, no. Questo no. Figurati che la scaramanzia non l’ho avuta per me quando andavo sul ring. Tifo Napoli ma non ho rituali scaramantici da mettere in atto durante le partite".

Più emozionato per questo scudetto o per il primo?

"Eh, emozioni forti per questo e per quello del 1987. Le emozioni sono simili. Per il primo posso dire che noi avevamo una grande squadra. Avevamo i giocatori più forti di quell’epoca. Maradona, ovviamente. Ma non solo. Basti pensare a Carnevale, Giordano, Bruscolotti, Ferrario. Tutti diedero il loro contributo per la vittoria. Ma anche per questo provo emozioni".

In qualche modo si può paragonare lo scudetto a una medaglia d’oro?

"No, questo assolutamente no. Tifo Napoli ma le due cose sono su piani completamente differenti. Non c’è paragone. Lo scudetto è paragonabile a un titolo italiano di altri sport".

Come sta festeggiando?

"Sono felice. Emozionato. Per festeggiare lo scudetto ho stappato una bottiglia di Champagne. Però speriamo che non debbano passare altri 33 anni per il prossimo scudetto".

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