Cara Letizia, occhio alla cultura

Caro sindaco, è bello constatare una sua ripresa di iniziativa, inquadrata opportunamente da orizzonti strategici mirati sia al federalismo fiscale sia a alla preparazione di quella Expo che tanto deve alla sua opera se è stata conquistata da Milano.
Si sa che per aiutare chi vuol far bene, la prima cosa da offrire è la franchezza, e in questo senso vanno le mie riflessioni. Innanzi tutto mi sembra che molto vada registrato in campo culturale: solo pochi anni fa Milano ha vissuto una stagione particolarmente magica grazie all'impegno di un ampio gruppo di intellettuali nel lavoro amministrativo: da Salvatore Carruba a Stefano Zecchi, da Sergio Scalpelli a Paolo Del Debbio, a Flavio Caroli. Oggi mi pare che manchi uno sforzo analogo e che la città - a parte la magnifica Triennale di Davide Rampello - ne risenta. Anche in campi più tecnici, come l'organizzazione dei trasporti, si sente una qualche mancanza di cultura strategica. Pur con i suoi limiti impolitici, uno studioso della città come Giorgio Goggi aveva dato una impostazione generale che oggi è carente e di cui si avverte la debolezza nel cattivo esito dell'Ecopass, pur intuizione non sbagliata. Passando dalla cultura al pragmatismo questo sembra latitare nella guida dell'Atm dove la gestione di un vecchio volpone di questioni sindacali come Bruno Soresina era più adatta di quella di un supermanager come Elio Catania a cui forse è ingeneroso imputare le colpe dei tanti incidenti avvenuti. Ma certo neanche i meriti. Nelle scelte urbanistiche Milano conta su un ottimo assessore, Carlo Masseroli, però un po' contagiato dalla scarsa attitudine al dialogo di Palazzo Marino, con un insufficiente confronto delle sue idee spesso brillanti con decisivi settori culturali ma anche economico-finanziari e anche con quell'intorno di Milano che è determinante per la vita del capoluogo di una regione così policentrica. Questi difetti si colgono anche in Stefano Boeri che ha assunto il ruolo di coordinatore scientifico del progetto Expo: ottimo studioso di problemi urbani, con alcune intuizioni assai efficaci come quella di una cintura verde per la città, forse non è la scelta migliore per promuovere alcuni interventi di magnificenza architettonica di cui ha bisogno la futura esposizione internazionale. A meno di non pensare davvero che orticelli, boschetti e canalini attireranno 19 milioni di persone nel 2015. Insomma se dovessi dare un consiglio generale al sindaco, dopo essermi ingenerosamente soffermato principalmente sui limiti di un'amministrazione che in tanti altri campi fa cose sensate (dalla sicurezza all'assistenza alle politiche di bilancio), soprattutto in vista del legittimo convincimento di ripresentarsi, le suggerirei di ascoltare meglio il cuore e anche la cultura, ampia e diffusa, e non solo radicale, di questa nostra città.
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