La carica dei 101 ricorsi per dichiarare incostituzionale il reato di clandestinità

La Corte Costituzionale affronterà il primo caso martedì 8 giugno. «Da parte di alcuni magistrati è in atto una vera e propria azione di boicottaggio della legge sull'immigrazione», dice il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano.

Sarà il destino di Ibrahima Diouf a segnare quello di tutti gli altri stranieri che come lui sono entrati illegalmente in Italia. Il giovane senegalese è stato fermato un anno fa, subito dopo l'introduzione del reato di clandestinità nel nostro ordinamento con l'approvazione delle Disposizioni in materia di sicurezza. Colpito una prima volta da provvedimento di espulsione il 18 giugno del 2009 alla fine di agosto è stato poi nuovamente controllato dai carabinieri, che a quel punto lo hanno arrestato perchè pur essendo privo di permesso non aveva rispettato il primo provvedimento di esplusione.
Il giudice penale del Tribunale Pesaro, Vincenzo Andreucci, che ha affrontato il suo caso però ha ritenuto che ci fossero fondate eccezioni di incostituzionalità da sollevare nei confronti di quel reato ed ha rimandato la questione alla Corte costituzionale, indicando la violazione di quattro articoli (2,3,10,27) e del principio costituzionale di ragionevolezza della legge.
É stato il primo di tanti. Dopo il suo altri 101 ricorsi in questo senso sono stati rivolti alla Consulta e ora si avvicina il tempo delle decisioni. Il prossimo 8 giugno si terrà l'udienza pubblica per esaminare il ricorso e il giorno dopo i giudici si riuniranno in camera di consiglio.
Se il reato fosse dichiarato incostituzionale cadrebbe il cardine intorno al quale il governo, in particolare il Viminale, ha costruito la sua politica di contrasto all'immigrazione clandestina.
«Da parte di alcuni magistrati è in atto una vera e propria azione di boicottaggio della legge sull'immigrazione», dice il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, che aggiunge «soltanto così si possono spiegare tutti questi ricorsi».
Ma se la norma fosse dichiarata in contrasto con la Carta costituzionale che cosa accadrebbe? «Il sistema non si fermerebbe ma sicuramente diventerebbe più complicato espellere i clandestini -spiega Mantovano- La norma è stata introdotta proprio per rendere più efficace e funzionale il meccanismo di espulsione». Il sottosegretario ricorda che il reato non prevede carcere ma una sanzione pecuniaria che viene convertita in espulsione.
Nel ricorso presentato alla Consulta il giudice di Pesaro ipotizza la violazione di diversi principi e norme costituzionali. Si rileva prima di tutto che con tale norma viene meno il principio di ragionevolezza perchè nessuno, ovviamente, pagherà la multa che va da cinque a diecimila euro. Si ritengono violati i principi di uguaglianza e solidarietà contenuti nell'articolo 2 e nel 3 perchè il nuovo reato provocherebbe «un radicale mutamento nello spirito e negli atteggiamenti dei cittadini, degli stranieri regolari e della società nel suo complesso, nei confronti di persone in condizione di povertà bisognose di solidarietà ed accoglienza». Il giudice chiama in causa pure l'articolo 27 (la responsabilità penale è personale) perchè il reato di clandestinità «presuppone arbitrariamente riguardo a tutti l'esistenza di una condizione di pericolosità sociale per giustificare l'affermazione di una responsabilità penale» che invece va provata caso per caso. La norma infine entrerebbe in contrasto con l'articolo 10 che prevede il diritto d'asilo e perchè non in linea con «i principi affermati in materia di immigrazione nel diritto internazionale».
Difficile prevedere che cosa decideranno i giudici anche se l'orientamento dovrebbe essere quello di non bollare il reato di clandestinità come incostituzionale ma semmai soltanto l'aggravante di clandestinità.

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