Carlo Infelice, ecco chi fa "schiaccianoci" del Teatro

Le responsabilità del sindaco e del commissario nella crisi del Teatro dell’Opera

Carlo Infelice, ecco chi fa "schiaccianoci" del Teatro

I fatti: la rappresentazione dello «Schiaccianoci», prevista per questa sera al «Carlo Felice», salta. I motivi: tanti, troppi. Ma tutti di difficile interpretazione, a rigor di logica.
Ci sta, intanto, lo sciopero nazionale contro il governo proclamato dalla Cgil. Poi, però, si viene a scoprire che i responsabili locali del sindacato comunista avevano proposto al commissario straordinario del Teatro, Giuseppe Ferrazza, di spostare la protesta in altra data, o comunque di trovare un accomodamento, pur di evitare il boicottaggio dello spettacolo, quello di stasera appunto, sponsorizzato da Finmeccanica. Che è anche lo sponsor da un milione di euro dell’attività del Carlo Felice.
Ferrazza ha fornito una risposta del tipo: «Troppo tardi, dovevate pensarci prima». Ma dello sciopero e delle sue conseguenze nel giorno 12 dicembre, anche sotto la Lanterna, si sapeva da almeno tre mesi...
Un altro motivo del «salto» dello Schiaccianoci, ancora più concreto anche se meno ufficiale, si può sintetizzare così: muoia Sansone con tutti i filistei. In linea con tanti altri scenari genovesi: il porto, l’imprenditoria, la cultura. A proposito: vi pare che il contenitore-Palazzo Ducale faccia tendenza oltre Mignanego? O che prenda spunto da quello che insegnano le frequentatissime mostre di Brescia e di Treviso? Soprattutto, comunque, pare che manchi da queste parti la volontà di darsi un colpo d’ala, di affrontare la crisi a viso aperto, con creatività, raziocinio, spirito di sacrificio. Maniman rischia di guadagnarci qualcun’altro, è vero, magari il vicino di casa, di scrivania, o di scagno. E allora, meglio mugugnare, contare e ricontare i Bot e lasciare che siano altri a occuparsi dei «fastidi». Come il Carlo Felice, che da tempo naviga nelle secche, dal punto di vista artistico e da quello del bilancio. I conti sono impietosi: li ricorda, fra gli altri, il segretario provinciale dell’Udc, Umberto Calcagno: «I ricavi assommano a meno di 32 milioni di euro. Il problema è che solo il 10 per cento è rappresentato dall’introito degli spettatori, mentre più dell’85 per cento dipende dai contributi di governo, enti pubblici, sponsor». È il caso di Finmeccanica, tanto per dire, che dopo aver scucito il milione, ha promosso e offerto il tradizionale appuntamento natalizio alla città, ma è stata costretta ad annullarlo ovvero «spostarlo in altra data» - anche questo è stato proposto, senza ritegno, da qualcuno! - per la protesta dei comunisti contro Berlusconi e i malintesi, chiamiamoli così, fra il sindacato e il commissario straordinario. Quel commissario straordinario fortissimamente voluto da Marta Vincenzi, sindaco e presidente della Fondazione Carlo Felice, dopo aver liquidato il sovrintendente Gennaro Di Benedetto. Il quale a sua volta, esecrabile!, deve aver peccato, molto peccato, in pensieri, parole, opere e omissioni: difatti, ha traghettato, bene, il Teatro in mezzo alle bizze dei sindacati «autonomi» e di quelli «dipendenti» (dall’ideologia), dei direttori d’orchestra e dei direttori artistici, dei politici e degli sponsor (Poulides, non Finmeccanica). Riuscendo quasi sempre a fare le nozze (di Figaro) coi fichi secchi (dei suoi giudici impietosi). Che sia il momento di «aprire un tavolo»? Ma per favore! Plinio, capogruppo di An in Regione, suggerisce qualcosa di diverso: «È giusto e doveroso, a questo punto, aprire un confronto con il commissario Ferrazza - dichiara -. Del resto la Regione contribuisce alla vita del Teatro con un milione di euro. E ora, tra soppressione di prime, tagli, risarcimenti di 4 milioni di euro per i fondi pensione di alcuni dipendenti e drastici ridimensionamenti dei contributi degli sponsor privati, il futuro del Carlo Felice è a gravissimo rischio. Con pesanti responsabilità - insiste Plinio - del sindaco Vincenzi che, dopo aver provocato il commissariamento al buio dell’ente resta consapevolmente inerte dinnanzi all’agonia di un’istituzione culturale così prestigiosa con gravissimo danno per l’immagine stessa della città».

Che, in tutto questo marasma, Finmeccanica possa vendicarsi, tagliando la sponsorizzazione milionaria? Via, cerchiamo di non ragionare da disfattisti. Può darsi che, tra qualche tempo, il problema non si ponga: quando non ci sarà più un Teatro da sponsorizzare.

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