Casa Verdi, risuona la protesta: giallo sulla chiusura della tomba

I musicisti ospiti contestano il licenziamento del direttore e il monumento diventa off limits. Vertice in Comune. Ritrovati sulle bancarelle i documenti (numerati) spariti dagli archivi

Come brogliaccio sarebbe perfetto. Un librettista, anche di maniera, non faticherebbe nemmeno troppo a trasformare in capolavoro l’affaire di questa calda estate stonata in Casa Verdi. Una vicenda vera, più che un’opera verista, purtroppo. E questa volta di metterla in musica Giuseppe Verdi si rifiuterebbe. Troppo coinvolto, troppo amareggiato da una vicenda che coinvolge quella che il maestro considerava «l’opera mia più bella», la casa di riposo, fondata nel 1899, dove lui stesso volle essere sepolto insieme a Giuseppina Strepponi. Ieri ha preso il via il secondo atto, mesto assai, di una «questione» che rischia di somigliare ad una brutta copia di Vespri Siciliani in salsa milanese. Il libretto impone un rapido riassunto delle «personae» coinvolte: un presidente di lungo corso, Antonio Magnocavallo, che il 4 agosto, dopo averlo destinato già ad altro incarico, licenzia il direttore, Diego Mattiello, che a casa Verdi lavora da 13 anni. Una decisione repentina. Tanto che non tutto il Cda ne è informato. La vicenda ha anche altri protagonisti: sono i 48 ospiti di Casa Verdi. Turbati e confusi, alcuni prendono pure carta e penna e firmano una petizione contro il Presidente, ritenuto ormai troppo anziano, proprio da loro che infatti saggiamente si sono ritirati dalle fatiche di un lavoro quotidiano. Qualcuno osa di più, parla con i giornali e per tutta risposta si vede recapitare una lettera della casa che invita alla riservatezza così come da regolamento. Ma la protesta ormai, come la musica, travalica i confini delle finestre che affacciano su piazza Buonarroti. Perché là dentro i problemi sono anche altri: ci sono i lavori di restauro, in corso da 13 anni, c’è la strana decisione di chiudere al pubblico la tomba di Verdi. Per lavori che però alla Sovrintendenza non risultano e quindi forse più per ritorsione, dato che gli ospiti avevano minacciato di incatenarsi accanto al Maestro per chiedere il reintegro del loro stimato direttore. E poi c’è il giallo dei documenti spariti dagli archivi per ricomparire sulle bancarelle di mezzo hinterland. Cesano Boscone, Corsico, Cordusio e Bonola: Laura Nicora, musicologa appassionata si è sentita chiedere perfino 20 mila euro per documenti con tanto di numero di inventario e la firma di Boito, Il Camillo, architetto di Casa Verdi, fratello del librettista. Avvisato l’istituto, anche lei è in attesa di risposta. Amareggiata anche Emanuela Carrara Verdi, discendente del Maestro e membro del Cda: «Già ad agosto avevo trovato un clima poco sereno, verrò ancora a settembre, spero in un reintegro di Mattiello e chiederò chiarimenti sulla chiusura della tomba». Nei giorni scorsi in Consiglio Comunale è stata presentata anche un’interpellanza formata da Gianfranco Baldassarre. Ieri a sostegno del reintegro di Mattiello sono scesi in piazza molti ospiti con cartelli eloquenti come «Casa Verdi senza Mattiello è come Desdemona senza fazzoletto». Con loro nessun dipendente, ma una rappresentanza sindacale di Uil-Fpl che per voce del segretario milanese Ciro Capuano ha chiesto chiarimenti al sindaco cui spetta la nomina del presidente e al cui indirizzo ha scritto anche ... lo stesso Verdi: «Spero in suo autorevole intervento che riporti ordine e serenità», chiede Verdi per mano e bocca dei suoi arguti «co inquilini». E mentre in tribunale sta per essere depositato un ricorso, oggi una delegazione sarà ricevuta dall’Assessore Massimiliano Finazzer Flory.

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