Le case del «Brignole» all’asta Gli inquilini rischiano lo sfratto

Le case del «Brignole» all’asta Gli inquilini rischiano lo sfratto

(...) la maggioranza degli inquilini non è invece in condizione di far fronte all’acquisto, neppure al di fuori dell’asta. Tutto questo, magari, dopo aver affrontato spese ingenti per ristrutturare l’immobile mentre l’Istituto proprietario non si sognava nemmeno di intervenire»: a lanciare l’accusa e a fotografare in termini reali la situazione è Massimo Zamorani, presidente del comitato di inquilini che si è appena costituito e ha tenuto ieri la prima, frequentatissima riunione.
L’obiettivo immediato è chiaro: «Vogliamo sapere, e ci sembra più che legittimo - aggiunge Zamorani - quale sarà la sorte degli alloggi e, quindi, delle persone che li abitano. Ma finora, nonostante ripetute istanze a Regione, Comune e allo stesso Istituto Brignole, nessuno si è degnato di rispondere. In questo modo i timori aumentano, soprattutto da parte delle persone più anziane e in difficoltà economiche che non avrebbero la possibilità di partecipare alla “lotteria“ dell’asta».
Di fronte al silenzio assordante delle istituzioni che dovrebbero dare una risposta - «almeno ci sapremmo regolare!» insistono i promotori del comitato - gli inquilini si domandano, e domandano a chi di dovere, se sarà proprio indispensabile, per legge, ricorrere all’asta, o se sarà invece possibile percorrere altre strade meno traumatiche e dolorose per chi abita nelle case del Brignole. «Nessuno ci fa sapere niente - insiste il comitato, forte già di un centinaio di adesioni -. Logico che affiori il sospetto di una faccenda dai contorni politici che lascia spazio a una sola alternativa: favorire gli inquilini, o scegliere di incassare più denaro possibile».
In ogni caso, si fa osservare, «si potrebbero inserire clausole precise nel bando d’asta, in modo da garantire, ad esempio, il diritto di prelazione all’acquisto dell’immobile, o l’usufrutto agli attuali inquilini nel caso non potessero comprare».
L’ipotesi, che si vorrebbe escludere, ma prende campo ogni giorno di più, è invece quella di «privilegiare il raggiungimento della massima redditività. Con un unico scopo: realizzare una grande speculazione immobiliare». A smentire i foschi presagi basterebbe un cenno di riscontro. Che da mesi, però, non arriva.

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