«Le case? Qui le assegna il centro sociale»

Rabbia e stupore. L’incredibile storia dei coniugi Mura non lascia indifferenti. Maddalena e Basilio non hanno mai messo piede nella loro casa di via Dei Transiti. Loro l’hanno comprata, ormai 20 anni fa. Loro pagano l’Ici, loro devono tirar fuori da una pensione modesta le spese di condominio. A loro è arrivato un conto da oltre 10mila euro per i lavori di ristrutturazione. Ma Maddalena e Basilio in quella casa non ci sono mai entrati, perché se ne è impossessato un centro sociale. Un centro sociale «importante e pericoloso» - questo lo ha certificato il Comune in una delle centinaia di lettere che i coniugi Mura hanno ricevuto in un ventennio, senza però arrivare a niente. E i particolari ulteriori che emergono dalla loro incredibile storia, se possibile, sono ancora più inquietanti, perché configurano uno scenario di illegalità sistematica. Un vero e proprio sistema di assegnazioni parallele rispetto a quello di Aler. Assegnazioni decise da una sorta di «comitato politico» del centro sociale, sulla base di parametri tutti suoi. E soprattutto avente ad oggetto un bene che non è pubblico, o di proprietà del centro sociale, ma di privati cittadini, in questo caso un operaio in pensione e la moglie.
Questo «importante e pericoloso» centro sociale, dunque, ha sottratto a questa coppia di persone normali, semplici, il loro piccolo appartamento in periferia - all’angolo in viale Monza. Una casa comprata con i risparmi di una vita di lavoro per farci abitare le figlie, o per tirarne fuori un piccolo reddito mensile. E ora questa casa è occupata da qualcun altro perché gliel’hanno «assegnata» gli autonomi. E le istituzioni non intervengono. La prefettura ha già risposto che non è compito suo eseguire lo sfratto, Palazzo Marino ha fatto sapere ufficialmente che «un eventuale sgombero è di competenza e deve essere eseguito dalla Digos». La quale non fa niente per non creare tensioni.
Il legale che segue i Mura lo ha saputo informalmente proprio dalla Questura, anni fa. Le forze dell’ordine temono le conseguenze di uno sgombero: «Sì - conferma il legale - mi hanno detto che la sola notizia di uno sgombero avrebbe provocato l’adunata, mediante un tam-tam, di tutti gli aderenti ai centri sociali di Milano». E gli occupanti abusivi conoscono perfettamente il giorno in cui l’ufficiale giudiziario - per ora senza forza pubblica - passa a notificare lo sfratto. Un «rito» senza alcuna conseguenza effettiva, che si è già ripetuto decine e decine di volte. A questo si aggiunge, come detto, la sensazione che anche un intervento della forza pubblica potrebbe non essere risolutivo. E innescare solo la solita catena di sgomberi, manifestazioni e ri-occupazioni. «Gli attuali occupanti - afferma il legale - me lo hanno detto chiaramente: “Non pensate che se andiamo via noi possano venire qui i proprietari. La casa sarebbe data a qualcun altro”. Da quel che ho capito - osserva - c’è una commissione interna che decide a chi dare quell’appartamento. Ed eventualmente a chi riassegnarlo una volta venuta meno la prima assegnazione. E le case occupate che sappiamo noi sono almeno tre».
I Mura sono vittime di questa situazione, e si appellano allo Stato che però sembra scegliere un compromesso con l’illegalità. I Mura hanno citato il ministero per danni, ottenendo una piccola somma a titolo di risarcimento. Ora però l’avvocatura dello Stato ha impugnato la sentenza che dà loro ragione. E ha ottenuto di riavere indietro quei pochi soldi, con gli interessi.
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