Il casting I concorrenti scelti a coppie

A volte le prime impressioni sono quelle più durature. Proviamo a metterne insieme qualcuna sulla puntata iniziale del Grande Fratello.
Casting Mai come quest’anno pare corrispondere a equilibri estetici, caratteriali e psicologici che mirano a bilanciare ogni possibile opposto estremismo. C’è il maschio palestrato ma anche il gay tenerone, il farfallone sentimentale ma pure l’amico delle donne, il trans misterioso cui fa da contrappeso il timidone timorato di Dio, la bella ed esplosiva brasiliana e la ragazza della porta accanto. Una distribuzione di ruoli e tipologie degna di un autentico manuale Cencelli della lottizzazione antropologica. Dio li fa, il casting li accoppia.
Signorini si nasce Tutto ormai passa, in casa Mediaset, attraverso Alfonso Signorini. Non poteva mancare la consacrazione nell’edizione attuale del Grande Fratello in qualità di opinionista unico, cerimoniere, giudice supremo, dispensatore di viatici augurali e, all’occorrenza, di bacchettate imperiose. La Marcuzzi gli si rivolge come a un oracolo: che ne pensi di questo concorrente? E di tale situazione? E di talaltra?. E lui, cui basta qualche immagine di presentazione dei concorrenti o un loro grugnito di gioia per catturarne l’anima, ne rilancia al pubblico una fotografia psicologica all’impronta, che Freud al confronto è un pivellino. Ormai assomiglia al direttore galattico gran uff. gran figl di filibust. dei film di Fantozzi: severo ma a suo modo paterno, prodigo di consigli per tutti ma pronto alle minacce: «Se scopro che il concorrente religioso si mette a giocare con la sua fede giuro che non gliela faccio passare liscia». Gli manca di sedersi su una poltrona di pelle umana e il più è fatto.
Stiamo vicini ad Alessia A un certo punto la Marcuzzi si rivolge a una concorrente che conosce il linguaggio dei segni a uso dei sordomuti e le chiede: come si dice ciao con i gesti? E quella, ovviamente, tira fuori la manina e fa semplicemente ciao. Come folgorata sulla via di Damasco, Alessia annuisce, un po’ stordita dalla rivelazione. Meno male che, fermandosi in tempo, non le chiede di svelare come si declina anche il gesto dell’ombrello.
È lui o non è lui? La caccia al trans nascosto nella Casa rischia di diventare un tormentone degno di miglior causa. Si spera vivamente che gli autori o un outing personale del diretto interessato evitino di allungare lo stillicidio di una curiosità inutilmente morbosa magari supportata da concorsi a premi via sms per far indovinare il pubblico a casa. Non se ne sente la necessità.
Filius istruitus, pater mica tantum La prima scena lacrimevole ha per protagonisti un padre e un figlio: il ragazzo sente al telefono il genitore e si mette a piangere. Il padre lo tranquillizza sul piano affettivo, un po’ meno su quello della sintassi: «Sei il mio orgoglio, stai tranquillo, vadi come vadi». Chissà se a quel punto l’orgoglio sarà stato reciproco.

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