Cento anni di creatività fin dalle prime «Robe» (di Kappa)

L'azienda torinese BasicNet, fondata da Marco Boglione, ha celebrato il suo primo secolo con una festa per 450 invitati

Lucia Serelenga

Cerca di non diventare un uomo di successo ma un uomo di valore diceva Einstein. E di uomini di valore è costellata la storia di BasicNet che giorni fa a Torino ha festeggiato i suoi primi cento anni. Nel novembre del 1916 il capitale sociale fu fissato in 400.000 lire diviso in 4 mila azioni al portatore da 100 lire cadauna. Oggi le azioni del gruppo sono quotate alla Borsa italiana a 3,25 euro cadauna, i prodotti a marchio BasicNet sono presenti in oltre 120 mercati del mondo e le vendite aggregate toccano i 731 milioni di euro (dati 2015). I due giorni di celebrazioni culminati con festa e «bagna cauda in cascina» - hanno partecipato 450 invitati provenienti da molti continenti - sono apparsi il giusto tributo ai capitani coraggiosi che hanno scritto questa magnifica epopea. «Compiere cento anni è un orgoglio, ma anche una responsabilità», dice Marco Boglione, fondatore e presidente della BasicNet mentre saluta il sindaco di Torino Chiara Appendino, l'avvocato Gianluigi Gabetti, Giorgetto Giugiaro, solo per citare alcuni dei tanti ospiti eccellenti di un evento che avrebbe commosso Abramo Vitale, il ragazzo costretto dal padre Davide, un commerciante ebreo di stoffe, a scegliere tra l'azienda di famiglia e la giovane cattolica che avrebbe sposato. Con la sua porzione di liquidazione costituì nel 1916, insieme a due amici, la Società Anonima Calzificio Torinese avviando un commercio di filati e poi una produzione di calze. Nel 1938 Davide Vitale, nipote di Abramo, inizia a produrre anche maglieria intima. A Davide succede Maurizio, il secondogenito: ha appena 23 anni ma idee geniali: vede John Lennon in tivù mentre indossa la camicia militare di un caduto in Vietnam e pensa di tingere di verde le sue magliette della salute applicandovi gradi militari e stellette. Il successo è clamoroso: inonda il mercato con quelle «robe» da cui, successivamente il marchio Robe di Kappa. Nel 1971 Maurizio è a New York con l'amico fotografo Oliviero Toscani e mentre osservano migliaia di ragazzi in blue jeans decidono che bisogna produrli anche in Italia. Vitale chiede: «Come li chiamiamo?». Toscani risponde: «Chiamiamoli Jesus». E Maurizio: «Mi piace. Ma perché?». E l'amico: «Perché è un bel nome. E poi, lo conoscono già in tanti». Nel dicembre 1976 un giovanissimo Marco Boglione, studente al Politecnico con la passione per la fotografia conosce sulle piste da sci Maurizio Vitale che lo assume al reparto tessitura del MCT, al turno di notte. Abbandona l'università e a 25 anni diventa direttore commerciale e marketing. È lui a capire e a suggerire a Vitale che il nuovo trend mondiale si chiama «Mister Sport». Nasce la divisione sportiva dell'azienda con il nome Robe di Kappa Sport, semplificato in Kappa. L'intuizione ha un successo tale che, dopo aver sponsorizzato la Juventus (prima squadra in Italia ad apporre un logo di abbigliamento sulla propria maglia), nel 1980 Kappa diventa sponsor della Nazionale di Atletica Usa, che veste sia alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 sia a quelle di Seul 1988. Maurizio Vitale muore nel 1987, stroncato poco più che 40enne da una malattia. Sette anni dopo l'azienda fa bancarotta e a rilevarla all'asta del 28 ottobre 1994 è il 39enne Marco Boglione: acquisisce i suoi marchi Kappa, Robe di Kappa, Jesus Jeans e i 26mila metri quadrati della vecchia fabbrica torinese e la trasforma in BasicVillage, il quartier generale del gruppo titolare anche dei marchi K-Way, Superga, Sabelt e della licenza mondiale dei prodotti Briko. Il business è straordinariamente moderno: un network d'imprenditori indipendenti collegati tra loro e con la capogruppo attraverso Internet. A Torino viene realizzato lo stile e il design delle collezioni, l'industrializzazione dei prodotti, il marketing globale, l'Information Technology e la finanza strategica. «In questi anni abbiamo gettato tanti semi anche nel Far East, dalla Corea del Sud a Taiwan, in Cina, in Sud America, in Nord America, in Australia» dichiara orgogliosamente Boglione dimostrando che anche per guardare ai prossimi cento bisogna avere la giusta resilienza.

Commenti

Commenta anche tu
Grazie per il tuo commento