Leggi il settimanale

Le centomila sfumature de "Il berretto a sonagli"

Silvio Orlando fa di Ciampa un piccolo uomo feroce che teme lo scandalo più del ridicolo

Le centomila sfumature de "Il berretto a sonagli"
00:00 00:00

Pirandello, quando scrisse "Il berretto a sonagli", (1916), era soltanto un narratore divenuto famoso, a livello europeo, col romanzo "Il fu Mattia Pascal". Fu Nino Martoglio a convincerlo a scrivere testi teatrali per la sua Compagnia del Teatro Maditerraneo che aveva, come primi attori, Giovanni Grasso e Angelo Musco, per il quale compose, in dialetto siciliano, la trilogia del disonore: "Liolà", "Pensaci Giacomino", "Il berretto a sonagli". A dire il vero, Musco, dopo aver letto quest'ultima commedia, si sentì a disagio per i filosofemi presenti nel testo, tanto che, durante le prove, decise di tagliare le parti concettuali perché, a suo avviso, interferivano con la sua comicità, mandando su tutte le furie Pirandello che se ne lamentava in un fitto carteggio con Martoglio. Nel 1933, avvenne il famoso incontro di Pirandello con i De Filippo, nel camerino del Teatro Sannazzaro. In quella occasione, Eduardo gli chiese i diritti di "Il berretto a sonagli", in dialetto napoletano, che tenne in repertorio per tutta la vita. Bisognerà attendere l'edizione di Luigi Squarzina, (1984), con Paolo Stoppa, perché il testo, già riscritto in lingua, recuperasse i tagli fatti da Musco.

Come si può intuire da questo breve tracciato, la commedia era molto apprezzata dai grandi attori, tanto che, negli anni successivi, fu anche cavallo di battaglia di Salvo Randone e Gabriele Lavia. Musco ne aveva fatto una farsa, Eduardo, lungo gli anni, trasformò la farsa iniziale in una commedia umoristica, Stoppa fece di Ciampa un personaggio pieno di acredine e di cattiveria, Randone si limitò a darne una interpretazione esemplare, Lavia ne mise in evidenza l'amarezza e la rivincita sulle umiliazioni contratte con la vita. Così, una banale storia di corna, quella di una donna ferita per essere stata tradita dal marito con la moglie del suo scrivano, è diventata oggetto di analisi comparative, con riferimenti a discipline diverse, dalla filosofia alla sociologia.

Andrea Baracco (al Teatro Strehler, dal 14 al 26 aprile) ha liberato il testo da ogni pirandellismo, puntando sull'umanità del personaggio. La prima indicazione è data dal cappello di paglia, utilizzato da Orlando, a sostituzione del berretto con le campanelle che rappresenta la follia del fool, necessaria per accettare l'ipocrisia e le maschere sociali, dietro le quali si nascondono verità amare. Silvio Orlando ne ha fatto un piccolo uomo feroce che non ha paura del ridicolo, sotto le spoglie di un uomo mite, una specie di uomo senza qualità, con baffi e parrucchino, un po' stralunato che non pensa certo a un delitto d'onore, a lui basta che la signora Fiorica ammetta, anche se per finta, di essere pazza, essendo stata lei a rompere l'equilibrio della famiglia.

La regia di Andrea Baracco ha assecondato il tormento interiore di Ciampa- Orlando, fino ad estrarlo da ogni rapporto di tipo sensoriale e naturalistico. Proprio per questo, ha pensato ad una scena astratta, con una grande vetrata, dietro la quale si vedono delle ombre con ombrelli che fanno pensare a Magritte.

A sua volta, Silvio Orlando ne ha fatto un personaggio umile che sceglie la moderazione, a patto che lo scandalo non coinvolga la sua persona, ovvero a patto che la verità non si imponga, magari permettendo il trionfo della menzogna.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica